Altezza Reale, Eccellenze, Signore e Signori, Consentitemi innanzitutto di esprimere la mia più profonda gratitudine per il grande onore che oggi mi viene conferito con l'assegnazione della Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La ricevo con emozione, ma anche con umiltà, perché sono pienamente consapevole che questa distinzione non riguarda soltanto la mia persona. Per me essa rappresenta la continuità di una storia familiare che, nel corso dei secoli, è stata legata ad alcune delle più importanti istituzioni italiane e che, da generazioni, intrattiene un rapporto di lealtà, di stima e di servizio con la Casa di Savoia. La famiglia Ruspoli fu tradizionalmente legata alla Santa Sede e alla vita di Roma. Per secoli i miei antenati servirono i Sommi Pontefici, condividendo le responsabilità e i doveri che spettavano a una delle antiche famiglie della nobiltà romana. Il XIX secolo aprì tuttavia una nuova pagina nella storia della mia famiglia e, insieme, nella storia d'Italia. Il mio trisavolo Bartolomeo Ruspoli e, dopo di lui, il mio bisnonno Emanuele Ruspoli decisero di entrare nell'esercito piemontese dei Savoia e di partecipare alle guerre d'indipendenza che avrebbero condotto all'unità nazionale. Fu una scelta di grande significato, che li portò a mettere la propria vita al servizio di un'idea d'Italia allora ancora in divenire e ad affidare il proprio destino alla Dinastia destinata a realizzarla. Mio bisnonno Emanuele consacrò a quella causa il meglio di sé. Partecipò alle campagne del Risorgimento, rese importanti servizi militari e raggiunse il grado di colonnello. Come molti uomini della sua generazione, contribuì con coraggio e sacrificio alla costruzione di una patria unita e libera. Nel 1870 ebbe l'onore di prendere parte a uno dei momenti decisivi della nostra storia: l'ingresso dell'esercito italiano a Roma. Con quell'evento si compiva il processo di unificazione nazionale e la Città Eterna diventava la capitale del Regno d'Italia. Ma il suo servizio alla Nazione non terminò sul campo di battaglia. Continuò nelle istituzioni del Regno come Senatore e come Sindaco di Roma, mettendo al servizio della cosa pubblica la stessa dedizione, la stessa lealtà e lo stesso senso del dovere che avevano caratterizzato la sua carriera militare. La Corona seppe riconoscere quei meriti. Il Re conferì a Emanuele Ruspoli titoli e onori che ancora oggi fanno parte del patrimonio morale della nostra famiglia: il Principato di Poggio Suasa, il Ducato di Morignano, che ho l'onore di portare, e anche le insegne di questo medesimo Ordine, che oggi mi vengono nuovamente affidate. Nella mia famiglia si tramanda un episodio che illustra in modo particolarmente significativo il rapporto di fiducia e di stima che si instaurò tra mio bisnonno e il Sovrano. Quando era sindaco di Roma, Emanuele promosse importanti opere di modernizzazione della città. Tra queste vi era lo scavo di una galleria che doveva passare sotto un'area vicina al Palazzo del Quirinale. Consapevole della delicatezza della questione, ritenne opportuno chiedere personalmente l'autorizzazione del Re. Dopo aver ascoltato le spiegazioni tecniche e aver verificato che l'opera non rappresentava alcun reale pericolo per la residenza reale, il Sovrano rispose con quel caratteristico spirito piemontese che gli veniva attribuito: "Benissimo, Ruspoli; ma se fate saltare il tunnel, quello che salta in aria sono io." L'autorizzazione fu concessa, i lavori procedettero senza il minimo incidente e il Re continuò fortunatamente a godere di ottima salute. Al di là del sorriso che questo episodio suscita ancora oggi, esso testimonia una realtà ben più profonda: la fiducia reciproca che può nascere quando il servizio allo Stato è accompagnato dalla lealtà, dalla competenza e dall'onore. Per questo motivo la Gran Croce che oggi ricevo possiede per me un significato profondamente familiare e dinastico. Guardandola, penso agli uomini e alle donne della mia famiglia che mi hanno preceduto. Penso ai Ruspoli che servirono la Chiesa, a quelli che servirono Roma e, in modo particolare, a coloro che servirono l'Italia sotto le bandiere della Casa di Savoia. Penso a Emanuele Ruspoli, soldato del Risorgimento, Senatore del Regno e Sindaco della Capitale. Penso a una generazione che credette nel progetto nazionale italiano e che legò il proprio destino a quello della Dinastia che guidò il processo dell'Unità. Per questo sento che questa onorificenza non rende omaggio soltanto a un discendente, ma anche alla memoria di quanti mi hanno trasmesso un'eredità fatta di servizio, responsabilità e fedeltà. L'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro occupa un posto speciale nella storia della Casa di Savoia e dell'Italia. Per secoli ha ricompensato il merito, la fedeltà e lo spirito di servizio. Riceverne oggi la Gran Croce significa entrare ancora più profondamente in una tradizione di onore che attraversa le generazioni e continua a vivere attraverso coloro che ne custodiscono i valori. Consentitemi pertanto di rivolgere ad Altezza Reale il mio più sincero ringraziamento. Ricevo questa insegna con umiltà, ma anche con un legittimo orgoglio. Con umiltà, perché conosco la dignità dell'Ordine e il valore di coloro che mi hanno preceduto. Con orgoglio, perché vi riconosco il segno di una storia familiare strettamente intrecciata con quella della Casa di Savoia in alcuni dei momenti più significativi della storia d'Italia. Prego Dio affinché protegga la Casa di Savoia e permetta che gli antichi legami di stima, di lealtà e di affetto che hanno unito le nostre famiglie continuino a trasmettersi alle generazioni future. Possano gli ideali di onore, di dovere, di cavalleria e di servizio al bene comune che hanno ispirato i nostri antenati continuare a guidare tutti noi. Questo è oggi il mio augurio, il mio ringraziamento e il mio rispettoso omaggio alla Dinastia sotto la cui guida fu realizzata l'Unità d'Italia e alla cui memoria questo venerando Ordine continua a rendere testimonianza. Vi ringrazio di cuore.
La Orden de los Santos Mauricio y Lázaro es una de las más antiguas y prestigiosas órdenes dinásticas de Europa. Su importancia histórica, espiritual y nobiliaria radica en la unión de dos tradiciones medievales:
- La Orden de San Mauricio, fundada en 1434 por el duque Amadeo VIII de Saboya, con una vocación caballeresca y militar.
- La Orden de San Lázaro, de origen cruzado y hospitalario, dedicada al cuidado de los enfermos, especialmente de los leprosos. La tradición de la Orden sitúa sus orígenes en un hospital para leprosos existente en Jerusalén antes de la Primera Cruzada, y algunas fuentes señalan 1098 como año de fundación organizada de la institución hospitalaria.
En 1572, el papa Gregorio XIII autorizó al duque Emmanuel Filiberto de Saboya a unir ambas instituciones, creando la Orden de los Santos Mauricio y Lázaro bajo la Casa de Saboya.






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