viernes, 18 de septiembre de 2026

Orden de los Santos Mauricio y Lázaro



Mi discurso de agradecimiento en italiano:

Altezza Reale, Eccellenze, Signore e Signori, 
Consentitemi innanzitutto di esprimere la mia più profonda gratitudine per il grande onore che oggi mi viene conferito con l'assegnazione della Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. 
La ricevo con emozione, ma anche con umiltà, perché sono pienamente consapevole che questa distinzione non riguarda soltanto la mia persona. Per me essa rappresenta la continuità di una storia familiare che, nel corso dei secoli, è stata legata ad alcune delle più importanti istituzioni italiane e che, da generazioni, intrattiene un rapporto di lealtà, di stima e di servizio con la Casa di Savoia. 
La famiglia Ruspoli fu tradizionalmente legata alla Santa Sede e alla vita di Roma. Per secoli i miei antenati servirono i Sommi Pontefici, condividendo le responsabilità e i doveri che spettavano a una delle antiche famiglie della nobiltà romana. 
Il XIX secolo aprì tuttavia una nuova pagina nella storia della mia famiglia e, insieme, nella storia d'Italia. 
Il mio trisavolo Bartolomeo Ruspoli e, dopo di lui, il mio bisnonno Emanuele Ruspoli decisero di entrare nell'esercito piemontese dei Savoia e di partecipare alle guerre d'indipendenza che avrebbero condotto all'unità nazionale. Fu una scelta di grande significato, che li portò a mettere la propria vita al servizio di un'idea d'Italia allora ancora in divenire e ad affidare il proprio destino alla Dinastia destinata a realizzarla. 
Mio bisnonno Emanuele consacrò a quella causa il meglio di sé. Partecipò alle campagne del Risorgimento, rese importanti servizi militari e raggiunse il grado di colonnello. Come molti uomini della sua generazione, contribuì con coraggio e sacrificio alla costruzione di una patria unita e libera. Nel 1870 ebbe l'onore di prendere parte a uno dei momenti decisivi della nostra storia: l'ingresso dell'esercito italiano a Roma. Con quell'evento si compiva il processo di unificazione nazionale e la Città Eterna diventava la capitale del Regno d'Italia. 
Ma il suo servizio alla Nazione non terminò sul campo di battaglia. Continuò nelle istituzioni del Regno come Senatore e come Sindaco di Roma, mettendo al servizio della cosa pubblica la stessa dedizione, la stessa lealtà e lo stesso senso del dovere che avevano caratterizzato la sua carriera militare. 
La Corona seppe riconoscere quei meriti. Il Re conferì a Emanuele Ruspoli titoli e onori che ancora oggi fanno parte del patrimonio morale della nostra famiglia: il Principato di Poggio Suasa, il Ducato di Morignano, che ho l'onore di portare, e anche le insegne di questo medesimo Ordine, che oggi mi vengono nuovamente affidate. 
Nella mia famiglia si tramanda un episodio che illustra in modo particolarmente significativo il rapporto di fiducia e di stima che si instaurò tra mio bisnonno e il Sovrano. 
Quando era sindaco di Roma, Emanuele promosse importanti opere di modernizzazione della città. Tra queste vi era lo scavo di una galleria che doveva passare sotto un'area vicina al Palazzo del Quirinale. Consapevole della delicatezza della questione, ritenne opportuno chiedere personalmente l'autorizzazione del Re. 
Dopo aver ascoltato le spiegazioni tecniche e aver verificato che l'opera non rappresentava alcun reale pericolo per la residenza reale, il Sovrano rispose con quel caratteristico spirito piemontese che gli veniva attribuito: 
"Benissimo, Ruspoli; ma se fate saltare il tunnel, quello che salta in aria sono io." 
L'autorizzazione fu concessa, i lavori procedettero senza il minimo incidente e il Re continuò fortunatamente a godere di ottima salute. 
Al di là del sorriso che questo episodio suscita ancora oggi, esso testimonia una realtà ben più profonda: la fiducia reciproca che può nascere quando il servizio allo Stato è accompagnato dalla lealtà, dalla competenza e dall'onore. 
Per questo motivo la Gran Croce che oggi ricevo possiede per me un significato profondamente familiare e dinastico. 
Guardandola, penso agli uomini e alle donne della mia famiglia che mi hanno preceduto. Penso ai Ruspoli che servirono la Chiesa, a quelli che servirono Roma e, in modo particolare, a coloro che servirono l'Italia sotto le bandiere della Casa di Savoia. 
Penso a Emanuele Ruspoli, soldato del Risorgimento, Senatore del Regno e Sindaco della Capitale. Penso a una generazione che credette nel progetto nazionale italiano e che legò il proprio destino a quello della Dinastia che guidò il processo dell'Unità. 
Per questo sento che questa onorificenza non rende omaggio soltanto a un discendente, ma anche alla memoria di quanti mi hanno trasmesso un'eredità fatta di servizio, responsabilità e fedeltà. 
L'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro occupa un posto speciale nella storia della Casa di Savoia e dell'Italia. Per secoli ha ricompensato il merito, la fedeltà e lo spirito di servizio. Riceverne oggi la Gran Croce significa entrare ancora più profondamente in una tradizione di onore che attraversa le generazioni e continua a vivere attraverso coloro che ne custodiscono i valori. 
Consentitemi pertanto di rivolgere ad Altezza Reale il mio più sincero ringraziamento. Ricevo questa insegna con umiltà, ma anche con un legittimo orgoglio. Con umiltà, perché conosco la dignità dell'Ordine e il valore di coloro che mi hanno preceduto. Con orgoglio, perché vi riconosco il segno di una storia familiare strettamente intrecciata con quella della Casa di Savoia in alcuni dei momenti più significativi della storia d'Italia. 
Prego Dio affinché protegga la Casa di Savoia e permetta che gli antichi legami di stima, di lealtà e di affetto che hanno unito le nostre famiglie continuino a trasmettersi alle generazioni future. Possano gli ideali di onore, di dovere, di cavalleria e di servizio al bene comune che hanno ispirato i nostri antenati continuare a guidare tutti noi. 
Questo è oggi il mio augurio, il mio ringraziamento e il mio rispettoso omaggio alla Dinastia sotto la cui guida fu realizzata l'Unità d'Italia e alla cui memoria questo venerando Ordine continua a rendere testimonianza. 
Vi ringrazio di cuore. 








 

miércoles, 16 de septiembre de 2026

Cuidado de perros



Gonzalo M. ofrece un servicio responsable y cercano de paseo y cuidado de perros, pensado para quienes necesitan apoyo diario o puntual con sus mascotas. Con un trato atento y respetuoso, se encarga de acompañar al perro en sus paseos, asegurar su bienestar, reforzar rutinas básicas y mantener una comunicación constante con el dueño.

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lunes, 31 de agosto de 2026

Il pensiero di Sant'Agostino


"Se tacete, tacete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se correggete, correggete per amore. Se perdonate, perdonate per amore. Sia sempre in voi la radice dell'amore, perché solo da questa radice può scaturire l'amore. Amate, e fate ciò che volete. L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L'amore è tutto." 


Il passo di Agostino è una piccola architettura spirituale: tutto converge verso una sola radice, l’amore, e da quella radice si misura la verità dei gesti, delle parole, dei silenzi. Non è un invito sentimentale, ma una disciplina interiore: amare significa ordinare l’anima, restituirle il suo centro, lasciarla libera da ciò che la deforma.
Per questo Agostino può dire “amate, e fate ciò che volete”: non è permissivismo, è teologia della trasformazione. Quando la radice è pura, il frutto non può essere corrotto. L’amore diventa forza nelle prove, modestia nella prosperità, letizia nel servizio, pazienza davanti al falso. È la misura del santo, non dell’eroe; la sua arma non è la volontà, ma la carità che lo precede e lo sostiene.
In fondo, Agostino ci ricorda che la santità non nasce dall’eccezione, ma dalla coerenza: quando l’amore è tutto, tutto si trasfigura.

Radice d’Amore
(versione poetica ispirata a Sant’Agostino)

Se tacete, sia per amore;
se parlate, che sia per amore.
Ogni gesto, ogni ferita, ogni perdono
nasca dalla stessa radice segreta.

Perché solo dall’amore
può sgorgare l’amore.

Amate, e fate ciò che volete:
l’amore nelle avversità sopporta,
nelle prosperità si fa umile,
nel dolore diventa forte,
nel bene compiuto sorride,
nella tentazione rimane saldo,
nell’ospitalità si apre generoso,
tra i fratelli veri è lieto,
tra i falsi paziente.

È anima dei libri sacri,
respiro della profezia,
luce dei misteri,
forza della scienza,
frutto della fede,
ricchezza dei poveri,
vita di chi muore.

L’amore è tutto.
E tutto ciò che tocca
ritorna alla sua sorgente.


 

viernes, 28 de agosto de 2026

La callara de Roma di Carlo E. Ruspoli (2026)



Roma sotto 39 gradi m’ispira ’na poesia in romanesco sulla callara, su quel caldo che t’abbrucia e t’accarezza insieme, che te fa sbuffà come ’n treno, che pare ’na prova de resistenza e de romanità.


Aho, che callara oggi, pare ’n forno acceso,

er sole te pijia a schiaffi, manco fosse offeso;

l’aria nun se move, sta ferma come ’na suocera,

e pure l’ombra, giuro, me guarda e dice: “Nun posso, frate, è troppa la calura”.


Er Tevere sbuffa lento, manco lui ce la fa,

e ’n vecchio ar bar se sventola co’ ’na tovaja;

“È l’inferno?”, chiedo. “No, è Roma d’agosto”,

risponne ridendo, co’ er vino fresco ar posto.


Le pietre de Trastevere scottano come brace,

ce cammini sopra e senti er core che se sface;

ma Roma, pure così, te strigne e te consola,

co’ ’na brezza che arriva tardi, ma quanno arriva… vola.


E allora resto qui, sudato ma contento,

co’ ’sta città che brucia e che me fa campà;

perché pure quanno er caldo è ’n giuramento,

Roma te dice piano: “Nun te preoccupa’, passerà”.

miércoles, 5 de agosto de 2026

La crisis migratoria de Ceuta


 1. La singularidad de la crisis

La avalancha migratoria de Ceuta no admite la coartada de la fatalidad ni la cómoda bruma de la incertidumbre. A diferencia de otras crisis, aquí el responsable no puede diluirse: la política exterior, la defensa del Estado y la gestión de la frontera dependen directamente del Gobierno. Lo ocurrido constituye un episodio de extrema gravedad que exige explicaciones detalladas de los servicios de inteligencia, Interior y Defensa, y no un relato evasivo que trate de convertir una agresión en un fenómeno espontáneo.

2. La descoordinación institucional

La democracia española dio una impresión de descoordinación y fragilidad. Mientras miles de personas cruzaban la frontera, los ciudadanos quedaron desatendidos y el Estado pareció ausente de sí mismo. España denunció la violación de su integridad territorial, pero evitó cuidadosamente señalar quién cometía la agresión. Nadie lo hizo: solo se mencionaron vaporosas mafias, desinformación, o entusiastas lectores de sentencias del Tribunal Supremo. Y, al parecer, nadie debía estar vigilando.

3. La frase que revela el problema

El ministro del Interior, que hace tiempo demostró no estar a la altura de su cargo, resumió la situación con una frase que debería avergonzar a cualquier democracia seria: “No necesariamente tiene que haber una responsabilidad”. Como si el universo fuera ciego y las cosas simplemente ocurrieran. O, en un estilo a la vez kafkiano y presidencial: “72.000 personas han entrado ilegalmente en Ceuta. Por la tarde, fui a nadar”. La distancia entre la gravedad del hecho y la ligereza de la respuesta es, en sí misma, un síntoma.

4. La tragedia humana y la instrumentalización

No debe olvidarse que esta crisis es también una tragedia humana. Es un ejemplo del uso de la inmigración como herramienta de presión y del desdén del régimen marroquí hacia la vida de sus propios ciudadanos. La explotación política fue inmediata y tramposa: numerosos medios y gobiernos extranjeros vincularon la avalancha a la reciente regularización migratoria española. Era falso. El decreto no permite a los regularizados obtener permisos de residencia o trabajo en el espacio Schengen y restringe severamente su circulación.



5. El régimen específico de Ceuta y Melilla

Conviene recordar que Ceuta y Melilla tienen un régimen fronterizo específico. El control de salida —por vía marítima o aérea— lo ejerce la Policía Nacional, y no existe un tránsito libre hacia el continente europeo. Pese a ello, algunos gobiernos de centroizquierda, como Dinamarca y Malta, aprovecharon la ocasión para manifestar su irritación por la regularización española. Hubo un componente evidente de oportunismo e hipocresía en esos reproches iniciales.

6. La solidaridad europea que tardó en llegar

Los socios europeos, como finalmente ocurrió, debían mostrar su solidaridad y defender unas fronteras que son también europeas. Pero la reacción inicial fue tibia, calculada y, en algunos casos, interesada. Como en otras crisis, no está claro qué medidas se tomarán ni qué falló exactamente. Lo que falló puede quedar, una vez más, envuelto en una bruma conveniente.

7. El desplazamiento del debate hacia los menores

Puesto que la conversación debe continuar, el debate se desplazará hacia los menores. Resulta llamativo que se asuma tan rápidamente la tutela estatal. El primer paso, pensaría uno, es devolverlos a sus familias cuando sea posible; y, si no se puede, que las autonomías cumplan estrictamente la ley. El riesgo es evidente: convertir la cuestión de los menores en un cortafuegos político para evitar hablar de responsabilidades.

8. La explotación partidista

Hablar de las posiciones de Vox y el PP —y, aunque menos, de Junts— resulta útil para comprender la dinámica política. La frase de Marlaska está incompleta: “No necesariamente tiene que haber un responsable de lo que pasa… a menos que sea mi adversario”. La tentación de convertir una tragedia humanitaria en munición electoral es una degradación que debería preocupar a cualquier ciudadano.

9. La imagen final: ausencia en la cima del poder

Y, por encima de todo, queda una imagen que no puede ignorarse: una crisis humanitaria de enorme envergadura explicada por Marlaska mientras el presidente Sánchez disfruta tranquilamente de vacaciones con su mujer en la Residencia Real de La Mareta, en Teguise, Lanzarote, gestionada por Patrimonio Nacional. La distancia física y simbólica entre la frontera en llamas y el retiro presidencial es, en sí misma, una metáfora de la desconexión del poder.

10. Conclusión: lo que no puede quedar en la bruma

España no puede permitirse que una crisis de esta magnitud quede sin responsables, sin explicaciones y sin reformas. La frontera de Ceuta es frontera europea. La integridad territorial es un principio, no una sugerencia. Y la dignidad de los ciudadanos exige que el Estado esté presente, vigilante y coordinado, no ausente, fragmentado y en silencio.

Resulta imposible ignorar la imagen que proyectó el poder en las horas decisivas de la crisis. Mientras Ceuta vivía una situación límite —una frontera desbordada, miles de personas entrando sin control, menores abandonados, fuerzas de seguridad exhaustas— el presidente del Gobierno disfrutaba tranquilamente de vacaciones con su mujer en la Residencia Real de La Mareta, en Teguise, Lanzarote, un enclave gestionado por Patrimonio Nacional y reservado históricamente para la familia real. La distancia física y simbólica entre la frontera en llamas y el retiro presidencial no es un detalle menor: es la representación plástica de un Gobierno que, en el momento de mayor vulnerabilidad territorial en años, optó por la ausencia. No se puede permitir que una crisis humanitaria de esta envergadura sea explicada por Marlaska mientras Sánchez permanece en silencio, protegido por el protocolo y el océano, como si la integridad territorial fuera un asunto delegable y no la primera obligación de un jefe de Gobierno.

jueves, 23 de julio de 2026

La corrupción de Carlo E. Ruspoli (2026)



I. La raíz de polvo (La constante del mundo)


Nació la trampa cuando nació el linde,

cuando el primer pastor miró la tierra

y dijo: «Esto es mío, que el resto se rinda»,

y cambió la simiente por la guerra.


No hay época limpia en los anales,

no hay siglo sin el brillo de la quiebra:

atropellaron Roma sus proconsules,

compraba la fe el oro de Ginebra.


Cambiaron las túnicas por capas,

las capas por casacas y levitas,

pero la misma mano firme y sucia

firmaba el pagaré y la ley prescrita.


El mundo siempre ha tenido su precio,

un peso en plata, un cargo, una moneda,

y en la balanza vil de los negocios

el hombre pasa, pero el fraude queda.


II. El gran teatro ibérico (La España de ayer y hoy)

Pero hablemos del suelo de esta corte,

de este viejo solar de sol y cal,

donde el honor se canta en los romances

y se vende por debajo del mantel.


Viene de lejos la costra en el escudo,

del valido, del duque, del privado,

del hidalgo pelado que en la sombra

soñaba con vivir del estrapado.


España, patria hermosa y malquerida,

donde el talento se muere de ayuno

mientras se sienta a la mesa servida

el pícaro de siempre, el importuno.


Ayer eran estancos y favores,

concesiones de indias, fueros reales;

hoy son los despachos con moqueta,

los trajes a medida y los avales.


III. Los nuevos señoríos (La corrupción actual)

Miren el mapa de la patria hoy día,

cubierto por una fina y gris resina:

ya no hay navaja ni ladrón de camino,

hoy el desfalco lleva corbata fina.


Es el contrato inflado a medianoche,

la mascarilla a precio de lingote,

el consejero que cobra en el coche

y el comisionista que exige su bote.


Son las mordidas bajo la moqueta,

el sobrecillo azul, la recalificación,

las puertas giratorias donde entra

el político tras vender la nación.


«No es nada personal», dicen sonriendo,

mientras recortan la sanidad y el pan,

mientras los trenes se paran muriendo

y las promesas con el viento se van.


Prometen la patria, la bandera, el pueblo,

se envuelven en lemas de izquierda o derecha,

pero bajo el discurso de seda y terciopelo

todos celebran la misma cosecha.


IV. El peso sobre la espalda

Y abajo, en el barro, la gente despierta

a las seis de la mañana a sudar el jornal,

pagando la cuota, la luz y la renta,

sosteniendo sobre sus hombros el mal.


El autónomo exhausto que cuenta los céntimos,

el joven que busca un techo sin fe,

el anciano que espera en el hospital público

mientras ellos se reparten el botín en el café.


¿Qué fue de la ética, qué de la vergüenza?

Se perdió en la bruma de la impunidad.

Si el delito es grande, la pena se aligera;

si el robo es pequeño, cae la gravedad.


V. Coda: La lección de la historia

Es la corrupción actual y la de siempre,

el mal de España, el veneno global:

la ambición que al humano la mente le pervierte

y convierte la patria en un gran tribunal.


Cambian los nombres, las siglas, los rostros,

los titulares del diario de hoy,

pero el monstruo es el mismo de los viejos siglos:

el ansia del que dice «yo tomo y no doy».


Y aunque la historia parezca condenada

a repetirse en un bucle infinito,

nos queda la palabra, la voz levantada,

para no normalizar jamás su delito. 

viernes, 10 de julio de 2026

Prim 37 San Sebastián



La intervención de Ramón Mendoza Satrústegui en Prim 37 no es solo una obra brillante: es una restauración completa que devuelve la dignidad a un edificio modernista construido hacia 1907, protegido por su valor histórico y por su presencia en la memoria urbana de San Sebastián. La complejidad de la licencia —larga, exigente, minuciosa— habla por sí sola del rigor con el que se ha abordado cada decisión, cada encuentro de materiales, cada gesto arquitectónico.



En sus 230 m² se percibe una modernidad serena que no invade, sino que dialoga con la estructura original. La obra respira proporción, luz y nobleza; demuestra oficio, sensibilidad y una comprensión profunda de lo doméstico en un edificio que, por su protección, obligaba a trabajar con precisión casi artesanal. El resultado es una vivienda que parece inevitable, natural, como si el edificio hubiese estado esperando precisamente esta forma para renacer.

Prim 37 es hoy un ejemplo de cómo la arquitectura contemporánea puede convivir con la historia sin someterla ni imitarla, sino elevándola.

 https://www.ballarinmendoza.com/proyectos-residencial/pr37