Trovo che l’appello di Emanuele Filiberto di Savoia al Presidente Mattarella (Emanuele Filiberto a Mattarella: 'Le spoglie reali in Italia' https://share.google/h3fLabjPcZT3ce0jL ), proprio nell’anno in cui la Repubblica celebra il suo ottantesimo anniversario, abbia un tono di riconciliazione che merita attenzione. Dopo tanti decenni, il rientro in Italia delle spoglie di Umberto II e della Regina Maria José sarebbe un gesto di maturità storica, capace di onorare la memoria senza riaprire ferite.
Per me, che ebbi l’onore di avere il Re Umberto II come padrino delle mie nozze con la Duchessa di Plasencia, questo tema ha anche un valore affettivo profondo. Ma al di là dei ricordi personali, credo che un Paese forte sappia guardare alla propria storia con serenità, riconoscendo ciò che è stato e ciò che siamo diventati.
Alla memoria di Umberto II, re di maggio
Re Umberto, signore d’altri giorni,
che portavi nel gesto la misura
e nello sguardo un’Italia ferita
che ancora sperava nella sua cura.
Io ti ricordo a Cascais, nel silenzio
di quelle stanze dove il mare parla,
e tu, con voce lieve, custodivi
la dignità che il tempo non scalfisce.
Fosti padrino del mio primo giuro,
benedizione antica e paterna,
come se il Regno, in un istante,
tornasse a posare la mano sulla mia vita.
Non eri un’ombra del passato,
ma un uomo intero, saldo, composto,
che portava la corona senza peso
e l’esilio senza rancore.
O Re di maggio, ultimo dei gentiluomini,
che non chiedesti mai vendetta,
ma solo memoria giusta,
ti sia lieve la terra che ti accolse
e fedele il ricordo di chi ti conobbe.
Perché la nobiltà, quella vera,
non è un trono, ma un modo di stare al mondo.
E tu, Maestà, lo hai saputo incarnare
fino all’ultimo respiro.
No hay comentarios:
Publicar un comentario