jueves, 30 de enero de 2014

Messaggio di Quaresima di Sua Santità il Papa Francesco I

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9)

Cari fratelli e sorelle,
in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

La grazia di Cristo
Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”, per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato» (CONC. ECUM. VAT. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo – «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2). Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29). È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.

La nostra testimonianza
Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione. Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che veramente salva e libera. Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana.

Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole. Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.
Dal Vaticano, 26 dicembre 2013
Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire

Leyenda china

Orquídea labiata
Se cuenta que allá para el año 250 antes de Cristo, en la China antigua, un príncipe de la región norte del país estaba por ser coronado emperador, pero de acuerdo con la ley, él debía casarse. Sabiendo esto, él decidió hacer una competencia entre las muchachas de la corte para ver quién sería digna de su propuesta. Al día siguiente, el príncipe anunció que recibiría en una celebración especial a todas las pretendientes y lanzaría un desafío. Una anciana que servía en el palacio hacía muchos años, escuchó los comentarios sobre los preparativos. Sintió una leve tristeza porque sabía que su joven hija tenía un sentimiento profundo de amor por el príncipe. Al llegar a la casa y contar los hechos a la joven, se asombró al saber que ella quería ir a la celebración. Sin poder creerlo le preguntó: "¿Hija mía, que vas a hacer allá? Todas las muchachas más bellas y ricas de la corte estarán allí. Sácate esa idea insensata de la cabeza. Sé que debes estar sufriendo, pero no hagas que el sufrimiento se vuelva locura" Y la hija respondió: "No, querida madre, no estoy sufriendo y tampoco estoy loca. Yo sé que jamás seré escogida, pero es mi oportunidad de estar por lo menos por algunos momentos cerca del príncipe. Esto me hará feliz" Por la noche la joven llegó al palacio. Allí estaban todas las muchachas más bellas, con las más bellas ropas, con las más bellas joyas y con las más determinadas intenciones. Entonces, finalmente, el príncipe anunció el desafío: "Daré a cada una de ustedes una semilla. Aquella que me traiga la flor más bella dentro de seis meses será escogida por mí, esposa y futura emperatriz de China" La propuesta del príncipe seguía las tradiciones de aquel pueblo, que valoraba mucho la especialidad de cultivar algo, sean: costumbres, amistades, relaciones, etcétera. El tiempo pasó y la dulce joven, como no tenía mucha habilidad en las artes de la jardinería, cuidaba con mucha paciencia y ternura de su semilla, pues sabía que si la belleza de la flor surgía como su amor, no tendría que preocuparse con el resultado. Pasaron tres meses y nada brotó. La joven intentó todos los métodos que conocía pero nada había nacido. Día tras día veía más lejos su sueño, pero su amor era más profundo. Por fin, pasaron los seis meses y nada había brotado. Consciente de su esfuerzo y dedicación la muchacha le comunicó a su madre que sin importar las circunstancias ella regresaría al palacio en la fecha y hora acordadas sólo para estar cerca del príncipe por unos momentos. En la hora señalada estaba allí, con su vaso vacío. Todas las otras pretendientes tenían una flor, cada una más bella que la otra, de las más variadas formas y colores. Ella estaba admirada. Nunca había visto una escena tan bella. Finalmente, llegó el momento esperado y el príncipe observó a cada una de las pretendientes con mucho cuidado y atención. Después de pasar p or todas, una a una, anunció su resultado. Aquella bella joven con su vaso vacío sería su futura esposa. Todos los presentes tuvieron las más inesperadas reacciones. Nadie entendía por qué él había escogido justamente a aquella que no había cultivado nada. Entonces, con calma el príncipe explicó: "Esta fue la única que cultivó la flor que la hizo digna de convertirse en emperatriz: la flor de la honestidad. Todas las semillas que entregué eran estériles" .

El papel higiénico

¿Cómo puede cambiar el mundo si dejamos de utilizar papel higiénico? 

¡"Yo no utilizo papel de baño", la innovadora tendencia higiénica!

La conciencia ecologista ha calado de manera significativa en el ciudadano medio desde hace unas décadas. Hoy en día es normal que separemos nuestra basura para reciclar, que consumamos más alimentos ecológicos que nunca, que recurramos a las bombillas de bajo consumo o que apaguemos la luz de una habitación cuando no la necesitamos. Sin embargo, aún nos falta por cumplir la última reivindicación de un movimiento que, por ahora, cuenta tan sólo con un limitado número de adeptos en Estados Unidos: prescindir del uso del papel higiénico.

No se trata, claro está, de dejar nuestra higiene de lado, sino de recurrir a un nuevo invento, el papel de baño reutilizable. Aunque para según qué usos pueda sonar un tanto desagradable, la clave está en evitar el consumo excesivo de papel a través de la utilización de toallas u otras prendas de trapo que no se agoten en un único uso. Aunque el movimiento ha tenido cierta visibilidad desde hace un lustro, han sido varios artículos de The Huffington Post, posteriormente recogidos por otros medios como Salon, los que han contribuido a su popularización. 

¿Una tendencia desagradable o ecologista?

En una entrada publicada en el blog Conserve Fewell en 2010, su autor explicaba cómo se sentía parte de la vanguardia “por instalar una de estas tazas de dos botones que ahorran agua”, pero que sus ilusiones se habían ido al garete después de averiguar, internet mediante, lo que le había ocurrido a una lectora de Huffington Post.

Esta relataba horrorizada cómo, al acudir a los retretes de la casa de unos amigos, se había encontrado con que no había papel higiénico, sino unas toallas en el lugar que este debería haber ocupado. “Estoy repugnada, ¿no es antihigiénico?”, se preguntaba. “Estoy demasiado avergonzada para preguntarles…” Jennifer Grayson, periodista del diario, le respondía que efectivamente, existen personas que “están haciendo eso”, aunque matizaba que la mayor parte de la gente sólo emplea estas toallas después de orinar.

Fue nada más que la primera aparición de esta nueva tendencia en un gran medio. En el mentado artículo, se recopilaban tres testimonios de activistas anti papel higiénico que manifestaban su punto de vista. Kathleen Quiring explicaba que, aunque admitía que seguramente incurría en otros comportamientos aún más perniciosos para el medio ambiente que utilizar papel higiénico, “esta parecía una cosa rápida y fácil de cambiar”.

Por su parte, en Frugal Living explicaban sus razones para deshacerse de una vez por todas de los rollos de papel: por una parte, acabar con la deforestación de grandes cantidades de bosques americanos que exige el uso de papel higiénico en Estados Unidos. Además, de esa manera no se utilizan compuestos químicos, destinados a manufacturar el papel, y se ahorra la gasolina necesaria para trasladarlo al punto de venta. Y, dicho sea de paso, presentaban unas cuantas operaciones aritméticas en las que defendían que era una opción que permite ahorrar hasta 90 dólares al año. Todo son ventajas.

Un futuro no tan descabellado

En el último testimonio, publicado en The Healthy Honeys, y bajo el título de “no utilizo papel en el baño”, sus autores iban un poco más lejos y explicaban la mejor manera para fabricar unas higiénicas toallitas para el baño. Entre las ventajas de este innovador método se encuentran ahorrar dinero, protegerse de infecciones y la suavidad de las prendas. ¿La contrapartida? Que lleva mucho tiempo acostumbrarse a ello y que tienes aún más ropa que lavar en la colada.

La pregunta que muchos se estarán haciendo, más allá de lo higiénico o no del asunto, es si realmente influye de manera significativa en el medio ambiente. Grayson considera que sí puede ser así, debido a que el 98% del papel higiénico consumido en Estados Unidos es de madera virgen y que la creación de papel exige altos niveles de agua. La autora cree que, si se generaliza, puede ser una útil manera de revertir la situación, mucho más que utilizar papel higiénico reciclado.

El artículo recuerda que este tipo de productos aún son utilizados exclusivamente por los que denomina “verdes profundos” (dark green), es decir, aquellos más comprometidos con la ecología. Pero, como tantas otras prácticas hoy generalizadas, lo que en un pasado pudo parecer un delirio, tarde o temprano puede pasar a ser algo común. Si la industria del papel higiénico lo permite, claro está. 

miércoles, 29 de enero de 2014

Los hombres de gris


Los pintores tienen, en su pequeña paleta, la posibilidad de lograr infinitos colores. Solo la combinación de dos de ellos, por ejemplo verde y blanco, en distintas proporciones, produce infinitas gamas de verde. Imaginaos las posibilidades que hay en la mezcla dosificada de los siete colores del arco iris. Este trabajo de mezclar, con el pincel o la espátula, pequeñas porciones de ellos, nos lleva a la sorprendente consideración de que en la historia de la pintura no hay dos colores exactamente iguales, hay infinitos verdes, infinitos rojos, etc.

Pero el milagro de los milagros del trabajo alquímico del pintor es ver transformarse la mezcla del rojo, azul y verde, a los que se les pueden añadir otros, en infinitas gamas de gris, de bellos grises, de cuya composición cada pintor guarda, celosamente, su receta.

Se me ocurre hablaros de esta operación porque a mi me gustaría que  fuera el símil de lo que yo deseo para la política, que los gobiernos que nos apacientan estuviesen formados por la mezcla de brillantísimos personajes coordinados y empastados por el Presidente del Gobierno para formar una masa gris y compacta, dedicada a la gestión de los problemas y no al espectáculo y al brillo personal.

Desearía que, ahora que los hombres de negro se van, nos quedasen los hombres de gris pues estoy harto de los gorjeadores habituales, los políticos que nos hablan en verso y pasan el día en la plaza publica contándonos romances de ciegos y echo de menos a los grises, los aburridos, los previsibles que nos hablen en prosa y solo cuando tengan algo que decirnos y cuando no, se encierren en sus despachos a trabajar.

Estoy harto de los políticos que creen o quieren creer que su trabajo consiste en buscar en sus meninges o en las de los demás, la frase ingeniosa, impactante y demoledora que anule cualquier idea o acción del contrario, mirando de reojo a las encuestas y sin ninguna consideración hacia el interés ciudadano.

La presión electoral, la avidez mediática y la falta de preparación de la mayoría de los políticos, hace que abandonen la gestión y responsabilidad  de los asuntos en manos de funcionarios o en las de millares de “expertos” elegidos a dedo y se dediquen a la presencia en los medios y al hallazgo de la frase milagrosa que arranque un puntito, al contrario, en la estimación de voto.

La ridícula plétora de políticos que el increíble sistema español ha propiciado hace que el panorama político se asemeje a la boca de un hormiguero en la que se ve a sus habitantes andar y desandar, sin aparente orden ni concierto, en medio de un ensordecedor vocerío que nuestro gigantismo impide percibir.

Pero es lógico que entre miles de gestores, “expertos”, alcaldes, concejales, presidentes autónomos, diputados, senadores, consejeros, directores, subsecretarios, vicesdetodo, ministros, sindicalistas, etc. haya cientos de majaderos “cum laude” que nos vuelvan tarumba, a todas horas.

¿Pero como convencer, ahora, a los españoles de que los políticos deseables son los grises y que hay que valorarlos por hechos consumados y no por la habitual lagotería de sus palabras lapidarias?.

Veo ayer (20-1-14) la entrevista al Presidente y me complace contemplarle en esta línea gris, que yo aplaudo y que está en contra de la avidez de los medios por escuchar titulares eléctricos que aticen la lumbre del espectáculo y la confrontación, en vez de traernos la calma, la visión objetiva y la esperanza de la que tan necesitados estamos.

Esta línea gris, prudente y remisa a aparecer en los medios, que yo aplaudo, le ha hecho a Rajoy cargar con cierta fama de abúlico, medroso, falto de carisma y hasta de perezoso, como si su trabajo consistiese, como el de la mayoría, en recitarnos divertidos poemas, aunque, al final, acabemos, penosamente, como en aquella sección de la añorada “Codorniz”, “Tiemble después de haber reído”.

Yo, considero esta entrevista como un punto y aparte en que después de estabilizado económicamente el enfermo y con el aval de Obama, se decide a hacer la política que dará valor a su legislatura.

Yo no soy, precisamente, complaciente, pero el problema económico, político, social y moral heredado, es todavía mas serio de lo que reiteradamente reconocemos y lo peor es que para arreglarlo, se necesita la ayuda de otros que, por conseguir el poder, son capaces de propiciar que se deteriore mas. Eso ya está visto. Vamos a ver que es Vd. capaz de hacer, Sr. Rajoy.

Carta a mis lectores

Queridos lectores de mis cinco blogs y de mis dos páginas web, ¡ya habéis superado con creces los 24.000! Este blog en concreto tiene más de 670 entradas. En Facebook hay bastante más de un millar, en Twitter, más de 730, también hay muchas entradas en Google+ y Linkedin. Nunca pensé que podía encontrar tantas personas interesadas en lo que escribo o publico. Gracias a todos por vuestra constancia y vuestro interés. Espero que sigáis leyendo mis opiniones y mis artículos muy variados, porque estoy preparando grandes novedades, escogidas entre los temas que más os interesan en base al número de lectores.

Este número tan elevado de personas interesadas en mis artículos, así como en mis libros, me anima a escribir con ahínco, haciendo hincapié tanto en la saga de novelas históricas relativas a fray Gian Galeazzo Ruspoli y los demás libros de historia o de antropología,  como en aquellas entradas que más os gustan y que por ello son las más populares. Ya redacté, por encargo de la Real Academia Matritense de Heráldica y Genealogía, un artículo que se publicará en el libro conmemorativo del 25 aniversario de la creación, que se celebrará en este año 2014. El argumento se centra en la extraordinaria figura del primer príncipe de Poggio Suasa, don Emanuele Ruspoli, mi bisabuelo, que se alineó con los Saboya, enfrentándose a la familia históricamente vinculada a la nobleza negra. A través de su biografía describiré la historia de la creación del Reino de Italia. 

Gracias nuevamente por vuestro cariño, vuestros comentarios y vuestro apoyo moral que siempre he recibido desde el principio de esta nueva aventura literaria. Por medio de vosotros lograré seguramente culminar mi esfuerzo como escritor. Os confirmo que terminé de escribir El Profeso y los Borgia, la décima de la saga El Profeso. Esta vez mi protagonista Fray Gian Galeazzo Ruspoli y su hermosa hija Ginebra actuarán por primera vez en la interesante época del Renacimiento, entre Roma, Nápoles, Florencia y Ferrara, el Mediterráneo y Valencia. En paralelo relato la historia de los Borgia desde el cardenal Rodrigo de Borja, futuro papa Alejandro VI, hasta sus hijos Cesar, Juan, Lucrecia y Godofredo. Y dado que el ilustre linaje Borja entronca con el de mi mujer, he añadido también algunas anécdotas y unos secretos que nos han llegado por tradición oral. 

Además, acabo de terminar otra novela histórica, la undécima de la saga, esta vez ambientada en el siglo XIX, donde mi protagonista inicia un viaje esotérico a la búsqueda del perfeccionamiento del conocimiento de su energía interior para curar a los enfermos, titulada el Profeso y el chamán. Curiosamente, el argumento surgió durante la investigación que realicé acerca de los Borgia, al encontrarme con un Código antiguo que lleva el nombre de la familia. Encontraréis una sinopsis de esta historia fascinante que desmitificará la práctica del chamanismo en este blog y en el blog de la saga.


Codex Borgia


A continuación, ya estoy escribiendo la siguiente novela se  centra en la guerra del opio entre Inglaterra y China, en el siglo XIX... Fray Gian Galeazzo creará esta vez, con la ayuda de su mujer Ileana, su hija Ginebra y su mayordomo Gordon, una dinastía escocesa - clan Douglas - con el monopolio del comercio en aquel gran país. Se titula El Profeso y el opio, y la estoy escribiendo con tanto ritmo que pienso terminarla pronto. Una de las primeras citas de la novela es de Confucio: «Cuando vean a un hombre sabio, piensen en igualar sus virtudes. Cuando vean un hombre desprovisto de virtud, examínense ustedes mismos.»



Con todo afecto,






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domingo, 26 de enero de 2014

Casa y Dinastía de Borbón-Dos Sicilias




Queridos Lectores de este blog:


Tras recibir del Duque de Hornachuelos este documento histórico, me complace informaros que se ha  estipulado el Acta de Reconciliación Familiar de la Casa y Dinastía de Borbón-Dos Sicilias, firmada ayer en Nápoles por Su Alteza Real el Príncipe Don Pedro, Duque de Noto, en Su nombre y en el de Su Augusto Padre, Su Alteza Real el Infante Don Carlos, Duque de Calabria, y Su Alteza Real el Príncipe Don Carlos, Duque de Castro, en la feliz ocasión de la beatificación de S.M. La Reina Doña María Cristina de las Dos Sicilias, madre que fue del último Rey Francisco II.

Una de las primeras consecuencias será la sinergia producida entre las actuales dos instituciones humanitarias de la Orden Constantiniana de San Jorge en España e Italia, que destacan por sus obras a favor de los más necesitados en varios países del mundo.

La Sagrada Orden Militar Constantiniana de San Jorge es una orden de caballería bajo el patronazgo de San Jorge, consagrada a la glorificación de la Cruz, la difusión de la Fe y la defensa de la Santa Madre Iglesia.

Fue fundada por Isaac II Ángelo en 1190, quien quería imitar las Órdenes militares de caballería que se habían creado para defensa y recuperación de Tierra Santa. Fue constituida en Occidente en el siglo XVI. En 1550 el papa Julio III reconoció la Sagrada Orden Militar Constantiniana de San Jorge con la bula Quod Aliasla, después de la caída de Constantinopla. Existe una leyenda que atribuye su origen a tiempos del emperador Constantino y por ello, es considerada por algunos como la orden más antigua.

Fue difundida en los reinos de Nápoles, Sicilia y España bajo el reinado de Carlos VII de Nápoles, Carlos V de Sicilia y Carlos III de España durante el siglo XVIII y asociada a la dinastía reinante de la casa de las Dos Sicilias que con el tiempo quedó dividida en dos ramas conocidas como la franco-napolitana y la hispano-napolitana.


                                                                 

ACTA DE RECONCILIACIÓN FAMILIAR DE LA CASA Y
DINASTÍA DE BORBÓN-DOS SICILIAS

Reunidos, primero en París y después en Madrid,
DE UNA PARTE S.A.R. el Príncipe Don Carlos de Borbón-Dos
Sicilias, Duque de Castro, y su consorte S.A.R. la Princesa
Doña Camilla, Duquesa de Castro, ambos en su propio nombre
y representación personal y dinástica, también en representación
de sus hijas S.A.R. la Princesa Maria Carolina de Borbon-
Dos Sicilias, Duquesa de Palermo, y S.A.R. la Princesa Maria
Chiara de Borbon-Dos Sicilias, Duquesa de Capri.
Y DE OTRA PARTE S.A.R. el Príncipe Don Pedro de Borbón-
Dos Sicilias, Duque de Noto, en nombre propio y en
representación de Su Padre S.A.R. el Príncipe Don Carlos de
Borbón-Dos Sicilias, Duque de Calabria, Infante de España,
por Él expresamente delegado para dar cumplimiento la presente
CONCILIACIÓN, así como S.A.R. la Princesa Doña Sofía,
Duquesa de Noto, y su hijo S.A.R el Príncipe Don Jaime de
Borbon-Dos Sicilias, Duque de Capua.

AMBAS PARTES, guiadas por un deseo de acercamiento y
conciliación familiar y dinástica entre las dos ramas de la
Casa Real de Borbón-Dos Sicilias, las cuales a causa de
circunstancias históricas, incomprensiones y malentendidos
familiares han estado por largos años en el centro de disputas
tanto personales como entre sus propios partidarios.

CONSTATAN que la división y enfrentamiento entre ambas ramas
sólo ha llevado a mayor desunión y descrédito de la Dinastía,
alejados del buen ejemplo de concordia familiar que se espera
de tan ilustre Casa Real.

COMPRENDIENDO ambas partes, por un lado, que deben estar
a la altura de los tiempos y que el juicio de la historia les
exige dejar constancia de buen ejemplo y concordia y, por otra,
que la desunión de los Caballeros y Damas Constantinianos
que militan en la Sacra y Militar Orden Constantiniana de San
Jorge es nociva para la Orden y su finalidad.

CONOCEDORES ambas partes de los continuos esfuerzos de
nuestros últimos Sumos Pontífices y, en particular, de nuestro
actual Santo Padre el Papa Francisco en favor de la
reevangelización de Europa y de la unidad de todos los
cristianos,

DECLARAN su común deseo de conciliación tanto familiar como
constantiniana de ambas ramas y su deseo de poner fin a las
rivalidades e incomprensiones familiares, y entre sus respectivos
partidarios, bajo un renovado espíritu católico y constantiniano
de servicio a la Santa Iglesia y de difusión de nuestra Santa
Fe.

CONFIANDO ambas partes que la Divina Providenciase encargará
de indicar el camino hacia la unidad dinástica de la Casa
Real de Borbón-Dos Sicilias.

ACUERDAN ambas partes, entre tanto, poner todo su empeño
dinástico y familiar a fin de lograr un espíritu de concordia
y comprensión no sólo entre ellos sino igualmente entre sus
propios partidarios, RECONOCIÉNDOSE RESPECTIVAMENTE
COMO PRIMOS, CON LOS TRATAMIENTOS Y TÍTULOS QUE
ACTUALMENTE SON DE COMÚN USO POR AMBAS PARTES Y SUS
DESCENDIENTES, Y ACTUANDO PÚBLICAMENTE AL UNÍSONO
COMO UNA SOLA FAMILIA.

Y con buena fe y en concordia familiar, invitan a unirse a
este ACTA DE CONCILIACIÓN a todos los miembros de la Dinastía
de Borbón-Dos Sicilias a quienes ambas partes se comprometen
a dar a conocer privadamente este ACTA DE CONCILIACIÓN,

Firmado en Nápoles, el 25 de Enero de 2014

Pedro de Borbón-Dos Sicilias (m.p.)
Duque de Noto

Carlos de Borbón-Dos Sicilias (m.p.)
Duque de Castro


jueves, 23 de enero de 2014

Nuevos radares indetectables

RADAR DE DOBLE DETECTOR MAGNÉTICO DE MASA


NUEVOS RADARES EN EL SUELO

¡¡¡ Ojo con los nuevos radares en el suelo !!! 

NOTA: “No son radares”, es lo más simple y económico para ellos, se trata de un doble detector magnético de masa,

RECUERDA: ¡¡ TOTALMENTE INDETECTABLE HASTA QUE ESTÁS ENCIMA !!, si das frenazo es peor, da más carga eléctrica y detecta más.

Si superas la velocidad límite, ya es demasiado tarde, pues mide lo justo, sin aplicar % añadidos. 

Te envío fotos de estos nuevos radares en el firme, para que los difundáis en vuestras listas de correo. 
La velocidad está limitada a 100 km/h. Cuidado los que salgan hacia Andalucía.

NUEVO RADAR A-IV
Nuevo radar en la A-IV, a la altura del Cerro de los Ángeles, sentido Andalucía.

Éste está puesto con mala leche, pasas el primero por un carril, ... empiezas a acelerar y te arrea una foto de recuerdo. Pronto en toda España. Como podéis apreciar, es una nueva tecnología con un sistema de dobles sensores en la calzada y una cámara fotográfica en la parte trasera de un panel.

Lo podéis ver en las fotos.

¡¡NO SABÍAMOS LO QUE ERAN LOS DIBUJOS DEL SUELO DE LA CALZADA, PERO AHORA SÍ: "SON RADARES"!!

La plaza de toros Monumental de Barcelona


La crisis económica que padecen las instituciones españolas se está convirtiendo en la principal baza de un grupo de multimillonarios árabes dispuestos a arramblar con todo, desde clubes de fútbol a inmuebles de incalculable valor histórico. Nada sería hasta ahora comparable sin embargo a lo que tiene entre manos la Comisión de Urbanismo e Infraestructuras del Ayuntamiento de Barcelona.

La institución municipal de Barcelona negocia con el emir de Qatar y uno de los hombres más ricos del planeta, el jeque Tamim bin Hamad al Zani, la conversión de la plaza de toros Monumental en la gran mezquita de Barcelona, que sería la tercera más grande del mundo después de las de las ciudades santas de La Meca y Medina.

La macro operación urbanística se pretende realizar a través del Ayuntamiento de la Ciudad Condal, por lo que habría una propuesta municipal de compra a los dueños del recinto taurino, para la adquisición de la Monumental. Fuentes cercanas a éstos, sin embargo, dicen no saber nada del asunto y aclaran que cualquier decisión sobre el caso correspondería únicamente a sus propietarios, la familia Balañá. Como se sabe, 2011 fue el último año con toros en Cataluña luego de que la cámara autonómica aprobara la iniciativa legislativa popular que solicitaba la prohibición de los toros en Cataluña, y que incluía una lista de derechos y obligaciones que tendrían que ser cumplidos por la Generalitat y los dueños de las plazas de toros en la región.

Según el informe que existe del proyecto, el emir qubaití prevé que el consorcio alemán formado por las empresas KSP-Engel, Zimmermann, Krebs y Kiefer International sea el encargado de construir la gran mezquita de Barcelona, cuyo coste aproximado sería de 2.200 millones de euros. Destaca igualmente que el proyecto podría estar contando con la mediación del máximo dirigente del Fútbol Club Barcelona, Sandro Rosell, cuyas visitas al rico emirato del Golfo Pérsico han sido frecuentes en los últimos meses. Como se sabe, el FC Barcelona cuenta con la Qatar Foundation como su principal firma patrocinadora. La gran mezquita de Barcelona tendría el minarete más alto del mundo, de 300 metros de altura, y sería construida sobre los terrenos que hoy ocupa el coso taurino, un símbolo español para muchos catalanes. Dispondría de una sala de oración con capacidad para 40.000 feligreses y una explanada al aire libre que podría acoger hasta 80.000 personas.

El macro templo islámico dispondría de una sala de conferencias, un museo de arte e historia islámica y un centro de investigación sobre la historia de Al Andalus, además de un restaurante, locales comerciales y un centro de estudios del Corán con capacidad para 300 estudiantes. Los promotores tienen la intención de conservar la fachada de estilo neo mudéjar y bizantino. Sería la única concesión a la historia taurina del solar.

Barcelona se convertirá así en la única ciudad europea que cuente con una mezquita de estas consideraciones, y que se realice con la participación incluso de representantes de algunas monarquías petrolíferas del Golfo Pérsico.

Me parece que los Balañá tienen derecho a transformar su propiedad que ha quedado inservible desde que los nacionalistas catalanes prohibieron las corridas de toros en Cataluña. Pero convertirla en una gran mezquita... me parece una barbaridad. Resultaría que la mezquita sería más grande e importante que la Catedral o la Sagrada Familia. Hay que tener en cuenta que en Barcelona no existe una mayoría de musulmanes... ¿No se podría convertir simplemente en un palacio de deportes?

martes, 21 de enero de 2014

La columna vertebral

                                                 LA COLUMNA VERTEBRAL 

La columna vertebral está dañada en un 80 % de los adultos. Esa es mi experiencia. La ciencia médica todavía no tiene muy estudiado el asunto y casi todos los problemas derivados de la columna los trata con sintomáticos. Para casi todo utiliza Diclofenaco, infiltraciones o, incluso, la cirugía del túnel carpiano. Incluso la migraña como tal no existe, es solo un problema en las cervicales que se corrige con ejercicio y con dieta. 

Hasta ahora a ningún médico de la tierra le ha dado por examinar la curvatura de la columna salvo en casos de lordosis o cifosis. En general todo lo buscan con radiografías o electro conducción y acuden a muchas cirugías innecesarias. 

Los problemas de columna y los que de allí se derivan ya son epidemia. 

Para el humano normal es corriente pensar que los ancianitos arrastren los pies y que se hagan en la ropa. Simplemente les consiguen bastones y pañales y asunto concluido. Así es en todo el mundo. Algunas personas tienen estreñimiento tenaz y es muy frecuente encontrar síndrome de colon irritable, el cual tiene, entre sus componentes, un asunto de columna. Son muy frecuentes las cirugías en este último caso. 

En realidad la migraña, la bursitis y los problemas de dolor clasificados como del túnel carpiano no son tales, son en realidad problemas de columna. La ciencia médica los trata por separado cuando en realidad se trata de simples problemas de columna y todos ellos se tratan con simples ejercicios, elementales de hacer. 

La columna, en el cuello, tiene 7 vertebras. Le llaman cervicales. Cuando esas vertebras se desalinean producen migraña, bursitis, tendinitis, laringitis, hipo o hipertiroidismo, bronquitis, etc. Todos los órganos externos e internos de la parte superior del tronco, incluyendo la dentadura, quedan afectados. Allí radica uno de los problemas. 

Las neuralgias son, casi siempre, causadas por desalineación de la columna, tanto si se dan en la cara, en las extremidades o en la espalda. EL PROBLEMA GRAVE ES QUE MUCHAS ENFERMEDADES PRODUCEN SÍNTOMAS QUE LA GENTE ENMASCARA TOMANDO ANALGÉSICOS. No solo la gente. La ciencia médica hace lo mismo. 

En realidad, para los odontólogos, debería haber una materia que les enseñase a hacerle mantenimiento a la columna ya que como su trabajo es de pié entonces les es más vital. 

Para uno saber cómo está de las cervicales el método es muy simple. No se requieren exámenes de tomografía, ni radiografías, ni de electro conducción. No se necesita ir al fisiatra ni al neurólogo. 

Yo manejo un criterio que es el de curvatura y es como sigue; 
Se acuesta la persona sobre el piso, no en cama ni en camilla. Se mete la mano por el cuello, por el lado derecho. Como a tocarse la oreja izquierda. Si la mano le pasa, en gran medida, tiene problemas de curvatura. 

Para corregir problemas de curvatura en el cuello se procede así: 
La persona se acuesta en el suelo, sobre el piso de madera, la baldosa o la alfombra, boca arriba. Mueve la cabeza como si quisiese tocar el pecho. Puede comenzar con unos 10 movimientos o más si resiste. Lo importante es mirar que tanto aguanta sin cansarse. Al comienzo puede sentir molestia en los músculos del cuello o incluso en la cara. Uno empieza con 10 por una semana. A la semana siguiente sube a 15. A la siguiente a 20, etc. Hasta que pueda hacer diario 200 o 300 veces. Como puedes ver toma tiempo. 

Cuando uno o una se acueste boca arriba en el piso, no en la cama, y la mano no le quepa por el cuello, está curado(a). Así de simple. El suyo es un problema muy simple, aunque muy molesto. Así como un dolor de muela, que no es muy grave, pero si es inaguantable. 

Hay otro problema de curvatura y es el de la cintura. Allí están las vertebras lumbares. Cuando hay problemas allí surge lo siguiente: 

Cansancio para estar de pié, dolor de rodillas, pies fríos o muy calientes, estreñimiento, problemas de esfínteres puede aparecer la ropa interior orinada o untada de materia fecal sin que la persona se percate de ello. Esos y muchos otros son problemas de columna. 

Para saber si hay problemas de curvatura en tu cintura te vuelves a colocar boca arriba en el piso, no en la cama, y con la mano derecha la metemos por la cintura a ver si pasa. Si pasa con facilidad toda o en parte, hay líos con la curvatura. 

La corrección es muy simple, aunque toma tiempo y paciencia. 

Compras un ladrillo farol, es decir, de los que tienen huecos y son grandes. Póngale 10x30x15 y lo forras en tela o periódico para que no talle o ensucie la ropa. También sirve un tronco de madera. Boca arriba lo metes debajo de tus nalgas y estiras los pies. 5 minutoss. Luego retiras el ladrillo y permanece boca arriba. Va aumentando la permanencia sobre el ladrillo hasta durar 20 o 30 minutos diarios. Lo puedes hacer en la mañana o en la noche. 

El día que te acuestes boca arriba y la mano no te quepa por la cintura estas curado(a) y todas tus molestias habrán desparecido. 

Debes revisar si tienes arco en el pié ya que no tenerlo desalinea la columna y entonces hay que usar los zapatos con plantillas. 

lunes, 20 de enero de 2014

Cuadernos de Ayala

Una comunidad académica formada por personas interesadas, desde un punto de vista actual, en algunos asuntos de Historia es la creadora de esta revista.

Una gaceta varia y miscelánea fundada en el año 2000, para tratar sobre historia de las instituciones, órdenes y condecoraciones, derecho e historia nobiliaria, heráldica, historia del ceremonial de corte, y bibliografía atinente.

Sus principios

La defensa de la verdad histórica.
El rigor científico en los métodos.
El respeto a las personas.

Sus medios

Revista Cuadernos de Ayala. http://www.cuadernosdeayala.es/
Blog de Cuadernos de Ayala.
Noticiero 

Su misión

Proporcionar al público un ámbito de debate abierto que, en un entorno amable pero riguroso, facilite la difusión de ideas y de noticias, fije y aclare conceptos, divulgue el conocimiento, y contribuya a satisfacer la curiosidad y el afán de saber.

Cuadernos de Ayala se enlaza directamente con este blog. Además, se enlaza con:

  1. Palafox y Pezuela Editores
  2. Dr. Ceballos-Escalera
  3. Real Casa di Borbone delle Due Sicilie
  4. S.M. Ordine Costantiniano di San Giorgio
  5. S.M. Orden Constantiniana – España
  6. Orden Teutónica
  7. S.M. Orden de Malta
  8. Maestranza de Castilla
  9. Doce Linajes de Soria
  10. Blog de Heráldica
  11. Salón del Trono
  12. Heraldistas
  13. Derecho Heráldico
  14. RIAG
  15. Marco Foppoli
  16. Xavier d’Andeville


jueves, 16 de enero de 2014

Nihilismo

ORGULLO NIHILISTA ESPAÑOL

                 
La generosidad es, indudablemente, una de las virtudes del español. Hace poco leí que España lideraba, desde hace veinte años, la clasificación del número de donantes de órganos. Admirable. Y hay acuerdo generalizado en que la envidia es el pecado característico de los españoles. De acuerdo. Pero ¿Y el orgullo?

Recordad al clásico que nos cuenta como los mendigos que se arracimaban en las puertas de las iglesias increpaban a aquellos donantes que no se descubrían ante ellos al darles la limosna. ¡Toma orgullo! En los escudos de armas hay buenos ejemplos. Me viene a la memoria aquel blasfemo de “Después de Dios la casa de Quirós”. Recordad la inmolación del puñado de supervivientes de los tercios españoles en la batalla de Rocroi, ante el ejercito francés, cuando como respuesta a las ofertas de rendición, con todos los honores, contestaron “Los tercios no se rinden”. Y aquel de “Prefiero honra sin barcos que barcos sin honra”, que antepone la soberbia  del “mantenella y no enmendalla” a la propia muerte y la de los demás. Este arriscado orgullo nos lleva a negar, obstinadamente, que nuestro adversario ideológico o de opinión tenga ni un mínimo de razón en nada.

Ahora mismo vivimos una dramática situación económica que está poniendo en carne viva el orgullo nihilista español. El trance es tan extremadamente grave, que de no poner los medios adecuados,  enderezar, rápidamente, los errores y actuar con exquisita disciplina y tenacidad, podemos sumir al país en la penuria para varias generaciones. Y aun actuando correctamente, pasará mucho tiempo para volver a la situación anterior.

Pues bien, después de un periodo de gobierno nefasto, que junto a la coyuntura general, nos ha llevado a esta situación, hemos tenido unas elecciones generales que han castigado, como nunca, al partido gobernante y han dado una victoria, apabullante, al partido de la oposición. El pueblo se ha expresado con suma claridad. A la vista de los resultados, el sentido común aconsejaría dejar gobernar, esta legislatura, al partido vencedor, sea cual sea la opinión que nos merezca, si no con ayudas, por lo menos sin trabas que entorpezcan o anulen su acción de gobierno. Cuando vas al dentista debes colaborar con él para que el trance sea lo mas rápido e indoloro posible.

Pues no señor. El orgullo nihilista español  está en escena y hace que cada uno quiera salirse con su interés o su razón, por encima de todo, aunque se hunda el mundo, el nuestro, que acabará, así, por hundirse. Unos no quieren entender que las medidas que se están tomando, aunque sean acertadas, tardarán tiempo en producir efecto. Y si se demuestra que no son correctas, habrá que corregirlas. No existe el remedio milagroso. Otros que, aun asumiendo la necesidad de tiempo para el remedio, quieren que el gobierno alivie, ya, su zozobra y  les cuente, en tiempo y modo, como será este. Como si un jugador de ajedrez pudiera relatar la partida antes de jugarla. Otros intentan “incendiar la calle” airados y ofendidos en su orgullo al perder el protagonismo que habían disfrutado en el periodo anterior. Otros que, lejos de prestar la necesaria colaboración, olvidan y pretenden que olvidemos, su responsabilidad en el reciente pasado, como si no hubieran roto un plato cuando rompieron toda la vajilla y se dedican, con ciego orgullo, a poner palos en las ruedas que son, también, las suyas y las de todos. Otros que, una vez llegados al poder, no buscan con paciencia y humildad la necesaria colaboración de la oposición y actúan de espaldas al pueblo, sin explicar, honradamente y con claridad, no ya sus ideas milagrosas, que no las hay, sino sus errores y acciones, sobre todo cuando van en contra de lo que siempre nos predicaron.

Y como colmo de soberbia nihilista, los separatistas que plantean, arteramente, sus reivindicaciones en el momento en que más daño pueden hacernos a todos, mereciendo el mismo calificativo que los jugadores del Barsa si decidieran, en pleno partido de La Roja, meter goles a Casillas. Y…¡El orgullo español!. ¡Menos lobos!. Nuestra historia, antigua y reciente, va desde lo sublime a lo miserable y ojala lo hubiéramos empleado en mejorar individualmente y como pueblo, como hacen otros.  

Torrents

Los diez mejores sitios de internet para descargar 'torrents'


A pesar del estricto marcaje legal al que son sometidos, sobre todo en Estados Unidos y Reino Unido, donde son habituales los bloqueos, la hegemonía de los portales especializados en la búsqueda de torrents es imparable. A estas alturas quedará poca gente que no sepa qué son este tipo de archivos o, al menos, para qué sirven. 

En esencia, se trata de ficheros que incluyen metadatos con información sobre archivos de destino, muchos de ellos protegidos por derechos de propiedad intelectual, que posteriormente se puede descargar mediante el protocolo BitTorrent a través de un sencillo programa.

Las visitas acumuladas por los buscadores de torrents en los últimos años atestiguan la popularización de este sistema de transferencia P2P. No es de extrañar que entre los 1.000 sitios más visitados del mundo se encuentren cinco portales de este tipo. En Torrenfreak elaboran cada año una relación de los buscadores más populares, atendiendo al número de visitantes que reciben y, en general, la calidad de los buscadores coincide con su popularidad.

El buscador de Pablo Soto

No obstante, en esta lista no se encuentra aún, por lo reciente de su lanzamiento, el portal del momento en España, el buscador lanzado por Pablo Soto, pionero del peer-to-peer en España y azote de las discográficas, a quienes ganó en 2011 una demanda de 13 millones de euros. Desde hace varias semanas está en marcha Torrents.com, un dominio perfecto por el que pagó 70.000 euros. Curiosamente, pertenecía desde hace una década a un valenciano que se apellida Torrent. Al tratarse de un buscador, Soto ha podido esquivar la ley. Además, en la línea de otros portales, el sitio incluye un formulario donde cualquier interesado puede denunciar la inclusión de un fichero protegido por derechos de autor. Hasta la fecha, se han retirado más de 50.000 ficheros indexados.

The Pirate Bay: El veterano portal -en 2013 cumplió diez años- de descargas torrent ha registrado en dos años un crecimiento en las aportaciones de usuarios del 50%, hasta alcanzar los 2,8 millones de archivos online, con casi 19 millones de usuarios únicos. La persecución legal a la que está siendo sometido le ha obligado a cambiar la ubicación de sus servidores en varias ocasiones. Por tipos de archivo, el vídeo es el absoluto dominador, copando el 54% de todo el contenido del portal sueco.

KickassTorrents: Ante la avalancha de cierres, nació en 2009 como una nueva alternativa. En tres años se ha convertido en el segundo buscador más visitado del mundo. Cada día se registran en esta web más de doce millones de búsquedas en una base de datos que supera los 10 millones de archivos, sobre todo relacionados con la música. A juzgar por su meteórica ascensión, se ha convertido en uno de los favoritos de los usuarios. Ya ha sido bloqueado en Italia y Reino Unido.

Torrentz: Sencillo y solvente, tiene la misma edad que The Pirate Bay. Durante años ha sido una referencia para los internautas, pero su crecimiento se ha estancado. Aún así, sigue ocupando una digna posición en el la lista de los sitios más visitados de internet: el puesto número 153 según Alexa. No aloja torrents, pero utiliza sus motores de búsqueda para rastrear 25 millones de archivos de 32 dominios.

ExtraTorrent: Ha sido señalado por la  Motion Picture Association of America (MPAA) como uno de los sitios más peligrosos de internet desde el punto de vista de la piratería. Actualmente es el cuarto portal de búsqueda de torrents más visitado del mundo.

YIFY-Torrents: El revulsivo de los últimos tiempos. Especilizado en contenidos audiovisuales, se ha convertido en el quinto buscador de torrents más visitado de internet, mérito que ya le ha enfrentado a las autoridades en Reino Unido, donde fue bloqueado en 2013.

1337x: Se fundó en 2007, pero no fue hasta 2012 cuando comenzó a crecer. La obsesión de este portal no es acumular el mayor número de archivos posible, sino filtrar su calidad. Más cercano al usuario, pretende trascender las funciones de un mero buscador para crear una comunidad. La web cuenta con 655.772 torrents indexados y 229.103 usuarios, aunque el registro no es obligatorio. Ha sido bloqueado por algunos proveedores de internet en Reino Unido.

EZTV: Se trata de un buscador especializado en contenidos televisivos, principalmente series, uno de los productos culturales de moda. Su tráfico varía en función de las nuevas temporadas y del tirón de las series, pero a pesar de la intermitencia en el volumen de archivos su tráfico es alto: ocupa en Alexa la posición 1.050 entre los sitios más visitados de la red.

IsoHunt: El propietario original del dominio IsoHunt.com, Gary Fung, llegó a un acuerdo en 2013 con la Motion Picture Association of America para cerrar la web e indemnizar a la institución con 110 millones de dólares. Apenas dos semanas después, de forma anónima, un grupo de usuarios relanzó el sitio con un nuevo dominio, recuperando el 75% del material original, aunque se mantienen los filtros impuestos por la industria. Ya cuenta con 16 millones de usuarios únicos y en cuanto al número de archivos alberga 1,4 millones de torrents. 

BitSnoop: Fundado en 2008, se mantiene como una referencia. Cuenta con un buscador especializado en contenidos de televisión, su plato fuerte, pero también incorpora contenidos relacionados con el software y los juegos. Presumen de contar con más de 21 millones de archivos indexados desde 369 sitios diferentes. 

RARBG: De apariencia amateur, el portal búlgaro se ha convertido en uno de los buscadores más populares en Reino Unido porque las autoridades no han bloqueado el portal. Se encuentra entre los 2.000 sitios más visitados del mundo, aunque no es el más fiable: el año pasado se colaron en el buscador oleadas de torrents falsos.

Éxito o fracaso de una novela

Un algoritmo es capaz de predecir si una novela será un éxito o un fracaso
Todos los escritores y periodistas (y también muchos de los que no lo son) conocen perfectamente el llamado síndrome de la página en blanco, esa especie de vértigo que se siente al sentarse a escribir cuando no se sabe por dónde empezar y la ausencia de texto resulta amenazadora. Pero una vez terminado el trabajo, no desaparece de todo la sensación de ansiedad. ¿Gustará mi escrito? Al ser la literatura algo tan personal, resulta imposible predecir el éxito, más allá de la intuición de los editores veteranos, que tras muchos años de manejar manuscritos, se las saben todas.

Pero esos sabios del mundo editorial podrían tener a partir de ahora competencia, o, si lo vemos de otra forma, una nueva herramienta de trabajo. Un estudio de la Stony Brook University, en Nueva York, y que ha contado con el apoyo de Google, ha desarrollado un algoritmo que puede predecir la popularidad de un libro utilizando una técnica denominada estilometría estadística, es decir, un análisis matemático de su léxico y su gramática.

“Predecir el éxito de un trabajo literario es un dilema tanto para los editores como para los aspirantes a escritor”, explica la profesora Yejin Choi, directora del estudio. “Lo que hemos hecho es analizar la conexión cuantitativa entre el estilo de escritura y el éxito literario”.

¿Puede la estadística predecir un éxito de ventas?

Basándose en novelas de distintos géneros, han investigado cuál es el potencial de la estadística para distinguir los trabajos que fueron efectivamente un éxito y también qué elementos estilísticos eran más comunes en ellos.

La lógica indica que entre los factores a tener en cuenta están el interés del libro, su novedad, el estilo de escritura así como lo adictiva que resulte la historia (si engancha o no engancha), aunque hay cuestiones ajenas al propio libro, como reconocen los autores del estudio, como el contexto social o la suerte, que tienen tanto o más peso como las cuestiones internas. Una explicación a por qué, a veces, libros literariamente mediocres son un éxito popular.

Para llevar a cabo su análisis, descargaron 800 títulos de Proyecto Gutenberg, una de las mayores colecciones de ebooks gratuitos que se puede encontrar en internet, incluyendo títulos de los siguientes ocho géneros: aventura, misterio, ficción histórica, ficción, ciencia ficción, romántica, novela breve y poesía.

En el intento por hacer su análisis extensivo a todas las novelas, también incluyeron algunas obras que no se encuentran dentro de Gutenberg, como Don Quijote de la Mancha, de Miguel de Cervantes (y que ocupa el primer puesto entre las novelas de éxito), El viejo y el mar, de Ernest Hemingway, Historia de dos ciudades, de Charles Dickens o El símbolo perdido, de Dan Brown.

Un acierto del 84% en la predicción de éxito

De cada novela, los investigadores analizaron las primeras mil frases, y realizaron un análisis sistemático de su léxico y propiedades sintácticas, algo que se hace en lingüística computacional para determinar, por ejemplo, la autoría de un texto en casos de demandas por plagio, cuál es el sexo del autor o si escribe o no en su lengua materna.

Determinaron el éxito de cada novela creando un algoritmo que asignaba valores según si el escritor había utilizado frases cortas o se decantaba por las subordinadas con conectores, si predominaban las expresiones positivas o negativas, los lugares comunes, o del tipo de sintaxis, y luego compararon el resultado con la popularidad real de cada uno de los títulos, determinada a partir del número de descargas de cada título, así como si habían recibido premios importantes, como un Pulitzer o un Nobel. Incluyeron también guiones cinematográficos, en cuyo caso el éxito se definía por el número de reseñas positivas recibidas en la página web especializada IMDB.

Según el estudio publicado, el acierto del algoritmo para predecir la popularidad de los títulos era del 84%. Cuando lo analizado era un guión de una película, el acierto aumentaba hasta el 89% de los casos.

Fuera tópicos y el exceso de verbos

Ya que el análisis estadístico parece poder predecir si una novela será o no un éxito, ¿algún consejo para los escritores? No parece que un análisis computacional sea el mejor consejero literario, pero por si alguien quiere algunas claves, estas son algunas de las conclusiones que sacó el equipo de Choi.

Por ejemplo, el estudio asegura que las novelas consideradas exitosas tienden a emplear frases subordinadas, con conectores como “y” o “pero”, así como más determinantes, pronombres, nombres y adjetivos, mientras que las que se encuentran entre las menos populares utilizan más verbos y adverbios, así como un mayor número de palabras extranjeras.

Estas últimas también tiran más de palabras tópicas y clichés (“amor”), expresiones más extremas (“sin palabras”) y de significado negativo (“herido”).

Otra de sus conclusiones es que los verbos que describen directamente acciones y emociones (como “coger”, “prometer”, “llorar” o “reír”) son más habituales en las novelas con menos éxito, mientras los que describen el proceso de pensar (como “recordar” o “reconocer”) son más habituales en las de gran popularidad.

Sin embargo, si hay algún escritor en potencia leyendo este artículo, que se tome todos estos trucos con cautela, puesto que el análisis se realizó sobre novelas escritas en inglés y no hay que olvidar que cada idioma y cada literatura tienen su propio estilo.