lunes, 23 de septiembre de 2013

La saga di Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli

La saga di Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli



Questa è la presentazione del Balì e Gran Priore di Pisa Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, cavaliere del millenario Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, al giorno d'oggi chiamato semplicemente Ordine di Malta.



Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli è un personaggio che, con il suo volto da fantasma tratto dall’allegoria dell’illustrazione in copertina , ha sedotto passo passo, con ciascuna delle sue storie, il suo discendente Carlo Emanuele Ruspoli, fino a esercitare su di lui un fascino pari a quello che risvegliano i grandi detective della letteratura come Hércules Poirot e Sherlock Holmes. Grazie alle sue ricerche, il lettore potrà immergersi nel suo universo, nel suo carattere personalissimo, nella sua squisita cultura, nel suo circolo familiare carico di luci e di ombre. Nonostante ciò Ruspoli rimane sempre un personaggio enigmatico che nasconde dietro al viso impenetrabile un’infinità di misteri e di talenti sconosciuti. Ruspoli nacque a Siena nel 1137, nel seno di una famiglia toscana nobile e facoltosa. Gian Galeazzo crebbe assieme ai suoi sei fratelli per poi compiere i suoi studi universitari a Firenze e a Roma. A vent’anni entrò nell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, perché Gian Galeazzo era il più giovane dei suoi fratelli. Il maggiore ereditò i diritti e doveri di primogenitura, il secondo la proprietà della campagna, il terzo figlio intraprese la carriera delle armi e le due sorelle furono maritate per stringere nuove allianze familiari. Quando Gian Galeazzo aveva dieci anni due lama tibetani, si presentarono alla dimora familiare di Siena e, dopo essere stati accolti dai suoi genitori, lo sottoposero a esame come possible rincarnazione del lama Shiakamuni, padre della medicina tibetana. Dopo la sua entrata nell’Ordine di San Giovanni portò avanti i suoi studi di medicina e chirurgia, di diritto magistrale dell’Ordine e canonico della Chiesa, tra altre dottrine, e divenne Professo cinque anni dopo, pronunciando i voti solenni di povertà, castità e obbedienza. Però in un momento di ... perdita di memoria Gian Galeazzo ebbe una relazione con una nobile franco-egiziana dalla quale nacque Ginevra, la sua unica figlia. Dopo aver esercitato la medicina in Terra Santa, le sue straordinarie capacità lo portano ad altri terreni come la giudicatura dell’Ordine e soprattutto alle indagini, che prendono un ruolo sempre più importante, per cui è chiamato a risolvere i casi più difficili. Già come Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, eroe di tempi lontani, si trasforma in uno straordinario investigatore di epoche diverse. Viaggia nel tempo e può essere ovunque. Per non deludere i compagni che Gian Galeazzo incontra nel corso dei suoi viaggi nel tempo, la sua cultura, si aggiorna opportunamente e costantemente.

L’aspetto fisico di Gian Galeazzo Ruspoli colpisce chi lo vede per la prima volta. È alto, magro, slanciato. I suoi gesti sono raffinati, e i suoi abiti di solito neri, fatti su misura dalle mani sapienti di un sarto italiano, rilevano il portamento elegante con cui cammina. Nessuno dei lineamenti del cavaliere Professo rimane inosservato. I suoi occhi, di un grigio azzurro penetrante, sembrano irradiare una luce propria. I suoi capelli biondi argentati e splendenti contrastano con l’abbigliamento tenebroso. In tutti i romanzi posteriori al primo in cui si raccontano i suoi primi anni, ha un aspetto che ricorda quello del triste “hidalgo” Don Quijote de la Mancha di Cervantes, cioè quello di un uomo sulla cinquantina di complessione vigorosa, secco (come si direbbe in Toscana), dal volto magro; sempre mattiniero, amico dell’orazione, la meditazione, la caccia, le arti marziali e la “buona condizione sociale”. Come detta il suo lignaggio, le maniere e i gusti di Gian Galeazzo Ruspoli sono molto distinti. Ai suoi piedi vedremo soltanto scarpe fatte a mano da Sebago, il famoso calzaturificio a cui le incarica direttamente quando capita nell’epoca adeguata. Il suo palato è raffinato ed esigente, dunque a volte incarica piatti prelibati quando sta indagando un caso, in qualsiasi parte del mondo. E conosce i buoni vini come un gran sommelier.

Ovunque vada, Gian Galeazzo Ruspoli si sposta con i migliori mezzi a disposizione nell’epoca in cui si trova. Quando Gian Galeazzo Ruspoli sorride, cosa che avviene di rado, qualcosa nel suo interno rimane gelido e insondabile. La sua voce è vellutata ma ha la fermezza dell’acciaio. La sua non è un’arroganza gratuita. Gian Galeazzo Ruspoli ha studiato tante discipline che il suo livello intellettuale supera quello di tutti quelli che lo circondano: conosce alla perfezione diverse lingue, morte e vive, è un esperto in medicina, arte, letteratura, duelli marziali e scienze esoteriche, oltre ad essere un vero maestro nell’arte della meditazione trascendentale. La vastissima cultura di Gian Galeazzo Ruspoli è certo ineguagliabile, ma il Professo continua la sua formazione e le sue ricerche nei campi più vari.

La sua destrezza, cultura, intelligenza e coraggio hanno fatto di Gian Galeazzo Ruspoli un investigatore letale e implacabile, oltre a un abile manipolatore della mente umana capace di adottare personalità diverse. Il Professo è sempre riuscito ad ottenere la fiducia dei suoi fedeli collaboratori, che credono ciecamente nelle sue capacità e nella sua perizia. Come tutti i geni, Gian Galeazzo Ruspoli ha nemici che l’hanno marginato e perseguitato, ed è stato torturato quasi fino alla morte, reso schiavo, condannato e imprigionato. Chi lavora con lui capisce immediatamente di trovarsi di fronte ad un cavaliere Professo straordinario, un investigatore geniale, una mente unica, complessa e chiaroveggente al servizio dei bisognosi e della giustizia.

Questi sono i romanzi storici di cui, fino a questo momento, Gian Galeazzo Ruspoli è protagonista, quasi sempre assieme a sua figlia Ginevra:

1.  Il Professo: 684 pagine in formato A5, 185.000 parole. Sinossi: è l’epopea vissuta da un cavaliere medievale dell’Ordine di San Giovanni, Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, medico e chirurgo, mandato all’Ospedale di Gerusalemme, asceso a Balì, poi medico della Casa Reale e infine Apostolo della Vera Croce. Da allora partecipa a tutte le battaglie del Regno Latino di Gerusalemme contro i mussulmani, proteggendo la Santa Reliquia al comando dell’armata dell’Ordine. Vive grandi avventure, svela alcuni dei maggiori segreti dell’antichità soffrendo prove estreme. Il racconto delle sue gesta è frutto delle numerose conversazioni fra l’antenato guerriero e l’autore stesso del romanzo. Include argomenti di religione, storia politica, guerre e battaglie, temi onirici, di medicina, meditazione, magia, esoterismo e viaggi astrali, supertizioni, pazzia, tradimenti e torture, reliquie, schiavi e assassini, amazzoni e amori, fino alla catarsi finale del protagonista che torna in Toscana trent’anni dopo averla lasciata per entrare nell’Ordine e prendere le redini del Gran Priorato di Pisa. Il romanzo racconta la vita del protagonista dall’infanzia alla maturità.


2.   Assassinio in Laterano: 511 pagine in formato A5, 95.100 parole . Argomento: il Gran Priore e Balì di Giustizia Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli s’incontra a Roma nell’anno 1188 con il Gran Maestro Fra’ Garnier de Naplouse per presentare il nuovo Codice e gli Statuti dell’Ordine di San Giovanni, adeguati alle nuove circostanze dopo la perdita di Gerusalemme e delle commende di Terra Santa. Un evento inaspettato e di conseguenze imprevedibili sovverte il loro soggiorno: Baldwin, l’arcivescovo designato di Canterbury, amico personale del Gran Maestro, è stato ucciso, e sono pure spariti le reliquie e i tesori di valore incalcolabile che l’alto prelato portava con sé come doni per Sua Santità Clemente III. Le indagini su questo tragico episodio sono affidate ai due fratelli di Giustizia dell’Ordine. Sembra un caso semplice: primo indiziato è un altro fratello dell’Ordine e Cappellano Conventuale, fermato proprio vicino al Palazzo del Laterano, luogo dell’assassinio, mentre cercava di fuggire. Gian Galeazzo, nella sua nuova veste di “detective”, non è convinto di questa ipotesi perché ci sono troppi dettagli inspiegabili e troppi personaggi sospetti, coinvolti in una trama in cui s’intrecciano orrendi crimini del passato, sogni folli di grandezza e oscure ambizioni di potere.

3. Morte di Professi. 589 pagine in formato A5, 141.500 parole . Sinossi: al ritorno da Roma e dopo ver scoperto l’assassino dell’Arcivescovo designato di Canterbury, il Gran Priore e Balì di Giustizia Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, durante le sue orazioni quotidiane nella cappella del Gran Priorato di Pisa, riceve la visita da un Arcangelo che gli comunica che l’Ordine di San Giovanni, a cui appartiene, ha bisogno in futuro dei suoi servigi come monaco guerriero e come investigatore. Sorpreso da questa richiesta che apre prospettive così inaspettate alla sua vita, non può evitare di essere preda di un’irresistibile curiosità. L’Arcangelo gli narra allora la storia dell’Ordine di Malta e i suoi cinque secoli di lotta implacabile contro l’Islam. Nondimeno prosegue sostenendo che il suo carattere militare si è esaurito nei primi anni del diciannovesimo secolo con la perdita degli ultimi possedimenti nell’arcipelago maltese. L’Ordine aveva dimenticato completamente la sua indole guerriera e da allora si era dedicato alle opere ospedaliere, religiose e culturali. Senza una struttura di sicurezza adeguata è dunque inerme e non ha la capacità di opporsi a una congiura molto intricata, che potrebbe aver inizio con l’assassinio di alcuni degli illustri cavalieri Professi che indagano sulla storia di Gesù. Se i sospetti dell’Arcangelo si confermano, potrebbero perfino venire minate le fondamenta stesse della Chiesa. Eppure prima di tutto l’Arcangelo lo informa dei cambiamenti di un mondo profondamente mutato dal progresso, perchè non si senta sfasato y possa muoversi con disinvoltura in un’epoca così diversa. Gian Galeazzo accetta di buon grado e sente lo stimolo di una nuova sfida, comunica all’ Arcangelo che la sua vita è al servizio di Dio ed è trasportato all’istante all’anno 2000, otto secoli dopo l’epoca in cui era vissuto.  Il protagonista deve lottare con i servizi segreti israeliani, palestinesi, vaticani, con la società segreta di San Pio V e soprattutto contro il rilassamento delle abitudini dell’Ordine, diviso fra il suo esemplare e deciso impegno di aiuto ai bisognosi e ai Signori Malati (come sono chiamati con estremo rispetto) e il comportamento di molti dei suoi dirigenti che si dedicano a una vita secolare frivola e piena di vanità. I principî si sono rilassati e la rigorosa selezione che l’Ordine esigeva in passato agli aspiranti novizi non esiste più. Il suo Gran Maestro Fra’ Andrew Bertie, un signore inglese molto gradevole, professore di catechismo ed esperto in arti marziali, che vive tranquillamente, dedito per gran parte dell’anno all’ozio e al riposo, non vuole che la sua routine sia alterata per nessun motivo. I Professi storiografi che portano avanti le ricerche troveranno dati inquietanti che potrebbero addirittura questionare la divinità di Gesù, cioè le fondamenta della Chiesa, che ha dunque tutto l’interesse a silenziare tutto ciò che possa contraddire la sua dottrina ufficiale, difesa da due millenni. Il cardinale protettore dell’Ordine convoca il Gran Maestro perchè risponda all’appello del potente cardinale tedesco prefetto della congregazione della Dottrina della Fede, che regge per delega di Sua Santità, un gran Papa di origine polacco, le questioni non solo spirituali, ma anche materiali della Chiesa. Questa è dunque la pericolosa cornice in cui si svolge la missione del Professo, che dovrà far uso di tutte le sue virtù e abilità per evitare un risultato tragico. Riuscirà Gian Galeazzo a portare a buon fine la sua missione celestiale? Cambierà la storia della Chiesa? La trama del romanzo è ambientata in epoche diverse: la prima parte inizia con la vita di Gesù e gli apostoli fino a dopo la sua morte, la seconda trasporta Gian Galeazzo ai nostri tempi, per realizzare la sua missione seguendo indizi attraverso la storia e i secoli intermedi. In questo percorso immmaginario vedremo anche l’intervento dei Templari.

4. Il Professo in Tibet – 935 pagine in formato A5, 200.600 parole . Sinossi: per esaudire una richiesta di soccorso astrale invocata personalmente dal Dalai Lama, il Gran Priore e Balì di Giustizia Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli dovrà raggiungere remoti monasteri nel Tibet per delucidare un’antica minaccia e per affrontare un nemico che nessuno ha mai visto. Il furto di un artefatto unico e misterioso dovrà essere risolto dal Gran Priore di Pisa assieme a Lobsang Daizin, un Lama medico. Le peripezie che vivrà Gian Galeazzo sono tante, fra cui l’attentato con bomba da cui prodigiosamente riesce a sopravvivere e la persecuzione accanita dell’Esercito Rosso cinese. Riuscirà Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli a compiere l’arduo mandato del Dalai Lama? Perchè Gian Galeazzo è sempre disponibile per appoggiare le cause giuste in modo totalmente disinteressato? Uno dei grandi, inquietanti enigmi della vita di Gesù, troverà risposta in questo libro. Per farne più agile e comprensibile la lettura, troviamo nell’introduzione spegazioni, caratteristiche e un glossario sulla straordinaria religione e la cultura millenaria del Tibet. L’autore, Carlo Emanuele Ruspoli, storiografo e ricercatore appassionato, ne richiede con questo romanzo la restituzione ai tibetani.

5. Il Professo e il Diavolo: Sono 478 pagine in formato A4, 180.836 parole. Sinossi: la polizia omicidi di New York sollecita all’arcivescovo della diocesi metropolitana, Monsignor Timothy Dolan, la collaborazione di un ispettore della Chiesa Cattolica, dopo aver osservato le caratteristiche inquietanti di assassinî che sembrano opera di Lucifero. L’arcivescovo non ha la persona adatta per questo caso, ma negli ambienti della curia vaticana ha sentito parlare di un uomo straordinario dell’Ordine di San Giovanni, un Professo. Decide allora di telefonare al presidente dell’Associazione dell’Ordine negli Stati Uniti, Fra’ Edward McPherson e chiedere il suo aiuto. McPherson, a cui il Gran Priore e Balì di Giustizia Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli aveva salvato la vita a Roma qualche anno prima, prende contatto con il suo grande amico e fratello dell’Ordine con il sistema che gli aveva suggerito Gian Galeazzo, e cioè attraverso i lama del Kadampa Meditation Center di New York. Il Centro si trova a Glen Spey, in mezzo a ottantadue ettari di campagna, nella splendida vallata del fiume Delaware, a un paio d’ore di macchina da New York e a pochi minuti dai confini del New Jersey con Pennsylvania. I lama si dedicano all’orazione e all’insegnamento, ed hanno anche sviluppato un sistema di meditazione trascendentale quantica che permette di spostare le persone nello spazio e nel tempo . Su richiesta di Fra’ McPherson fanno in modo che compaia Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli per affrontare il caso della morte inspiegabile di un famoso critico d’arte. Accanto a lui troviamo un detective della polizia di New York di origine italiano, a cui quest’assassinio è stato assegnato. Il cadavere è stato trovato in una camera chiusa a chiave da dentro, con un crocefisso inciso a fuoco sul petto, l’impronta di un artiglio sulla parete e un odore di zolfo insopportabile. Opera del diavolo? L’investigazione lo riporterà nella sua Toscana, dove Gian Galeazzo dovrà affrontare forze sconosciute e sarà vittima di un’atroce, malvagia vendetta. E non è per niente chiaro che riesca a sopravvivere ...

6. Il Professo e l’Imperatore: Sono 406 pagine in formato A5, 138.000 parole . Sinossi: al ritorno da un soggiorno in Italia e completamente ristabilito, Gran Galeazzo rincontra sua figlia Ginevra nella casa neogotica della famiglia Ruspoli a New York. Ginevra sta catalogando l’importante biblioteca Ruspoli che conta 100.000 volumi, fra cui incunaboli, pergamene, carte geografiche e documenti antichi. In quel momento sua figlia sta studiando i volumi di storia dell’Impero Romano che riguardano la crisi del III secolo, e pone a suo padre una domanda inquietante: riusciranno i persiani con la loro invasione a frenare l’espansione del mondo cristiano? Che conseguenze avrà per l’Impero Romano la proclamazione, e da parte di chi, del cristianesimo come religione ufficiale nell’anno 313, soltanto due generazioni dopo? In Anatolia, nell’anno 213 d.C., l’imperatore Claudio II il Gotico è assediato dai persiani nella città di Edessa. Deciso a raggiungere un accordo con i nemici, esce dalle muraglie con la scorta dalla sua guardia capeggiata da Aureliano, ma i persiani tradiscono l’immunità dei negoziatori, fanno prigionieri i romani e li costringono ai lavori forzati in una miniera. Gian Galeazzo decide allora di andare a Edessa per tentare di salvare l’imperatore. In un primo momento pensa di apparire come un’incarnazione di Romolo, fondatore di Roma con Remo, figlio del dio mitologico Marte e nipote di Giove. Tuttavia quando si rende conto che probabilmente dovrà aiutare i romani se non riesce a evitare l’inganno verso cui vanno inesorabilmente incontro, decide invece di scegliere un travestimento che gli permetta di infiltrarsi nel bando nemico: quello del principe Songsten, figlio del re Yarlung, (il nome in tibetano del fiume Brahmaputra, che nasce dal monte sacro Kailash, nel Tibet occidentale, e scorre parallelo all’Himalaya in una lunga vallata). Aureliano e i suoi uomini riescono a fuggire ai lavori forzati burlando i loro persecutori anche con l’aiuto di un altro strano personaggio, proveniente da un paese lontano di cui Aureliano aveva appena sentito parlare: la Cina, l’Impero di Mezzo. La Cina, con i suoi paesaggi meravigliosi, le sue incomprensibili, estranee abitudini e le sue arti marziali straordinarie quanto efficaci, affascina Aureliano, e ancora di più quando s’innamora di Fan Bingbing, la sua guida in quel magico e misterioso paese. Le avventure di questi tre personaggi, i loro amori e il contrasto fra le loro culture sono alla base di questo romanzo avvincente e appassionato, nelle quali la trama s’intreccia con i sentimenti e con una storia che, anche se sorprendente e poca nota, non è per questo meno reale: quella della mitica “legione perduta” di Crasso. Composta di circa 10.000 legionari fatti prigionieri dai parti dopo la battaglia di Carras nel 53 d.C., questa legione, “perduta” per gli storiografi romani, sembra riappaia nelle cronache cinesi dell’anno 36 d.C. Durante il convulso triunvirato di Giulio Cesare, Pompeo e Crasso, quest’ultimo, a capo della campagna contro i parti, s’inoltrò nell’attuale Turchia al comando di un imponente esercito romano con 42.000 soldati, 4000 arcieri e 4000 cavalieri galli. Si credeva capace di prendere la rivincita di fronte alla temuta cavalleria parta, il corpo più importante dell’esercito nemico. Eppure furono sconfitti a Carras (l’attuale Harran, in Turchia) dai parti, che umiliarono così l’esercito più importante del mondo a quell’epoca, uccisero Crasso e fecero prigionieri più di 10.000 dei suoi soldati. A cavallo tra la realtà e la leggenda, sappiamo da Plinio il Vecchio e Plutarco che questi uomini furono deportati all’estremo orientale dell’impero parto, nell’antica Bactriana (nell’attuale Afghanistan) e quasi tutti furono fatti schiavi o condannati ai lavori forzati. Tuttavia i parti conservarono alcune unità disposte a continuare a combattere invece di essere condannate a morte o ridotte in schiavitù. Parte della legione prigioniera fu mandata nelle prossimità del fiume Oxus (odierno Amu Daria) in Bactriana (oggi Turkmenistan) per combattere contro gli unni, e da qui si perde ogni traccia. Conclusa la pace fra i romani e i parti nell’anno 20 d.C., si accordò il ritorno dei soldati prigionieri, ma già allora non si sapeva assolutamente dove fossero i sopravvissuti delle legioni sconfitte di Carras, nonostante tutti i tentativi che erano stati fatti per ritrovarli. Ecco l’ipotesi Liquian: lo storiografo e sinologo americano Homer Hasenpflug Dubs, in una conferenza a Londra con titolo “Una città romana nell’antica Cina” affermò di aver scoperto il destino di questi legionari, combaciando i dati di Plutarco e di Plinio il Vecchio con le cronache storiche della dinastia Han, che regnò in Cina tra l’anno 25 e il 220 della nostra era. Secondo questo studioso la “legione perduta” riappare nelle cronache cinesi della dinastia Han dell’anno 36 d.C., anno in cui il generale Gan Yansou iniziò una campagna militare nei territori occidentali ai confini con l’attuale provincia di Xinjian, contro i nomadi xiong nu, da cui traggono poi origine gli unni, proprio nella zona di Bactria e del fiume Oxus. Le cronache di questa campagna, che ci sono state trasmesse da Ban Gu, storiografo e biografo del generale cinese che vi partecipò, hanno fatto pensare ad alcuni esperti che i difensori della città di Zhizhi (attuale Dzhambul, vicino a Taskent, in Uzbekistan) fossero soldati della “legione perduta”. Fa riferimento alla battaglia che si combattè in questa città tra l’esercito cinese e uno strano contingente, formato da soldati veterani, molto disciplinato e difeso da una fortificazione quadrata di legno che ne proteggeva l’accampamento. Racconta come questi guerrieri usassero fortificazioni costruite con palizzate rettangolari ed entrassero in battaglia in modo perfettamente organizzato, “ allineati e schierati in una formazione simile alle squame di un pesce”, alle porte della città. Ricorda la testudo romana, in cui i fanti si proteggevano l’un l’altro formando una specie di corazza con i loro scudi. La città di ZhiZhi finalmente cadde e i 1000 prigionieri stranieri furono portati in Cina, nella zona, dove oggi si trova l’attuale Yongchang (provincia di Gansu), nel deserto del Gobi, per proteggere i confini dell’impero cinese e gli abitanti di quelle regioni dalle incursioni tibetane. L’antico nome di Zhelaizhai ha finito per portare alla luce, dopo duemila anni, la storia della “legione perduta”. Il nuovo luogo d’insediamento dei prigionieri ricevette per decreto imperiale il nome di Li-Jien o Liqian; il suo toponimo, documentato per la prima volta nell’anno 5 d. C., non è altro che una variante cinese di “legione”, parola che era usata dai cinesi per riferirsi a Roma, da quando in tempi remoti gli antichi cinesi ebbero notizie della sua opulenza e del suo potere attraverso i suoi commercianti ad Alessandria d’Egitto. Questo toponimo colpisce perchè era veramente raro che i cinesi scegliessero nomi stranieri per le loro città. Anni dopo, seguendo la teoria confuciana della correzione dei nomi, il luogo fu rinominato Jie-lu, che significa “prigionieri”. Per alcuni studiosi i discendenti di questo contingente furono travolti e sconfitti nel secolo VIII dalle truppe tibetane, che a quell’epoca erano formate da mercenari feroci, autentici signori della guerra. Nonostante gli studi genetici fatti a Li Jian giustificano altre ipotesi. Nel 2001 le testate Los Ageles Times e L’Express portarono alla luce alcuni dati che identificavano un insediamento recondito come destino finale dell’avventura dei legionari di Crasso, dimostrando differenze fisiche notevoli tra i soggetti nati nella zona e il resto dei cinesi. Le analisi di ADN realizzate dall’università di Lanzhou confermano che un 46% degli abitanti di Zhelaizhai – fra cui troviamo persone con occhi verdi o azzurri, capelli ricci e castani o rossi, con nasi aquilini – mostravano una curiosa affinità genetica con le popolazioni europee, secondo l’articolo del settimanale francese. Anni fa furono scoperti un centinaio di scheletri più che millenari con un’altezza media superiore ai 180 cm. Nonostante l’esistenza della “legione perduta” sia entrata a far parte del mito, la realtà è che oltre alle annotazioni bibliografiche, esistono le analisi di ADN e i frammenti romani apparsi negli scavi archeologici (monete, oggetti di ceramica, elmi e un blocco di pietra con resti indecifrabili di carattere occidentale). Si ha anche notizia delle rovine di una fortezza che adesso misura 30 m. di lunghezza e mezzo metro di altezza, e che secondo gli abitanti del luogo fino a una trentina d’anni fa misurava più di 100 metri di lunghezza ed era molto più alta. Eppure è anche vero che non esistono prove esaurienti della presenza romana nella Cina imperiale all’epoca di cui stiamo parlando, e bisogna ricordare che Li-Jien era un centro abitato che si trovava sull’antica rotta della seta.

7.  Il Professo e la monaca: Sono 393 pagine in formato A4, 114.419 parole . Questo romanzo, su richiesta della casa editrice Martínez Roca del Gruppo Planeta che convoca l’importante concorso, fu da me presentato al premio di romanzo storico ALFONSO X EL SABIO nel 2013. Non vinse, ma fu finalista. Sinossi: l’azione di questo romanzo si svolge sull’ampio scenario dell’intervento inglese in Spagna, mentre i figli del re d’Inghilterra Edoardo III erano in procinto di allinearsi con la Castilla per restaurare al trono il re Pedro I el Cruel. Questo episodio storico permette di gettare uno sguardo sullo sfondo economico-finanziario di questa guerra. I combattimenti intermittenti della Guerra dei Cent’Anni ebbero luogo in territorio francese e i soldati che vi partecipavano non facevano parte di un esercito regolare con un salario sia in tempi di guerra sia di pace, né erano tutti inglesi. Essenzialmente erano mercenari, pagati dunque soltanto in occasione delle campagne militari in atto. Quando i comandi inglesi si ritirarono, molti di questi soldati furono abbandonati alla loro sorte e finirono per cercare come potevano il cammino di ritorno. Alcuni di loro, che in patria non avevano da aspettare che povertà o servitù, oppure che avevano preso gusto a vivere all’estero con le truppe del Principe Nero, decisero di rimanere nel continente. Formarono “compagnie bianche” e vagabondavano per la campagna francese prendendo alcune fortezze e formando mafie di protezione, per poi trasferirsi quando avevano esaurito le risorse di una zona. Anche se erano inglesi, bretoni, spagnoli, tedeschi o guasconi, i loro capitani erano comunemente inglesi. E alcuni giovani inglesi, come Roger nel nostro romanzo, videro in queste schiere la possibilità di far carriera e fortuna.  In Francia alcuni di loro divennero eroici guerrieri, dopo aver intrapreso quest’avventura in gioventù.  Il bretone Bertrand du Guesclin perfezionò la sua tecnica di “guerra di guerriglie” fra i mercenari.  I francesi certamente desideravano che il loro Re li liberasse da quelle orde che terrorizzavano le campagne. Nel 1365, il re Carlo V di Francia trovò l’occasione per farlo. Enrique de Trastámara, stendardo della nobiltà castigliana, chiese il suo aiuto contro il fratellastro Pedro I el Cruel, che era deciso ad aumentare il potere della corona e a limitare quello della nobiltà castigliana, appoggiandosi sui contadini e i comercianti. Carlo era predisposto contro Pedro perchè si diceva che avesse ordinato l’assassinio della moglie, la principessa francese Bianca di Borbone, con cui si era sposato nel luglio del 1353. Il matrimonio era durato tre giorni ...  e il Papa Innocenzo VI aveva scomunicato Pedro e lo aveva dichiarato nemico della Chiesa; non fu certo di aiuto che avesse stretto amicizia con il re arabo di Granada. Allora, incoraggiato dal Papa, re Carlo chiese a Bertrand du Guesclin, che aveva nominato cavaliere, di riunire le “compagnie bianche” e di portarle oltre i Pirenei per diroccare Pedro e porre al suo posto Enrique de  Trastámara. La manovra ebbe successo. Tuttavia Pedro non aveva nessuna intenzione di accettare in silenzio la sua sconfitta e si rivolse all’Inghilterra per ottenere l’appoggio del Principe Nero e ricuperare la sua corona, a cambio di una grossa somma. Gli inglesi avevano interesse a mantenere l’alleanza con il potente esercito castigliano. Il Principe Nero preparò la campagna militare in Aquitania e Giovanni di Gant, duca di Lancaster, cominciò a mettere insieme un esercito di soldati e arcieri per appoggiare questa iniziativa. Nel romanzo, Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, che aveva combattuto in precedenza accanto al primo duca di Lancaster, Enrico di Grosmont, ed era stato nominato capitano per i suoi meriti, si adopera con i suoi ex compagni d’armi Doyle e Looper per escogitare un metodo efficace di addestramento per gli arcieri di cui aveva bisogno il figlio del re, Giovanni di Gant. Non si sa se Charles Douglas  fosse davvero una spia. Nei primi anni del decennio 1360 – 1370 aveva studiato diritto e contabilità negli Inns of Court e forse aveva prestato servizio per qualche tempo nell’esercito di Lionel d’Irlanda. Verso il 1367 era cavaliere della Casa Reale; alla fine di quell’anno la morte di Blanche di Lancaster ispirò il suo primo grande poema, The Book of the Duchess.  Per quanto riguarda la sua missione in Navarra, ho seguito l’interpretazione di Ronald R. Howard sul salvacondotto conservato negli archivi di Pamplona, che autorizzava il poeta a “entrare, permanere, spostarsi e uscire”.  In piena estate del 1355 una giovane monaca di nome Hyacintha  muore vittima delle febbri che infestano la città di Beverley , ed è immediatamente seppellita per paura che la peste si diffonda. Un anno piu tardi una donna, che dice di essere suor Hyacintha risuscitata, appare bandendo in pubblico storie deliranti su miracoli e reliquie. Dopo l’apparizione di questa figura tormentata, avviene una serie di morti misteriose e l’arcivescovo di York, pieno d’inquietudine, chiede al commendatore locale dell’Ordine di San Giovanni un investigatore che possa chiarire i fatti. Il commendatore si mette in contatto con Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli per chiedere il suo aiuto, poiché pensa che sia la persona più adatta a risolvere questi fatti enigmatici. Dal principio ho immaginato Hyacintha come un personaggio ambiguo, seguendo il modello di Maria Maddalena, tale come la descrive Susan Haskins. Mito e metafora, la santa aveva vissuto un’evoluzione, da discepola e amica di Cristo a prostituta pentita, con inoltre una lunga penitenza di eremita sofferta nel deserto: infatti, nel secolo XIV i riferimenti a Maria Maddalena, Maria di Marta e Maria e la prostituta che lava i piedi di Cristo erano state riunite in un unico personaggio simbolico e Maria Egiziaca del V secolo era stata compresa in questa fusione. È Maria Maddalena della medaglia regalo del fratello che adora, quella che Hyacintha perde subito all’inizio del romanzo. La medaglia è un talismano della buona fortuna, importante per ricordare che un personaggio come Hyacintha non può essere analizzato in termini moderni; la sua convinzione del potere protettore della medaglia è parte della sua fede. Lo stesso si può dire del rimorso di Hyacintha per aver rubato in convento il latte della Vergine. Sant’Agostino si vantava di avere questa reliquia, molto nota in un’epoca di grande devozione a Maria Vergine in cui il popolo credeva nel potere delle reliquie, e partiva in pellegrinaggio per riceverne la grazia. Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, che aveva già cooperato con il duca di Lancaster in quella regione, è accompagnato questa volta da sua figlia Ginevra. Si sono temporaneamente stabiliti a York , ha comprato una casa con un giardino in cui crescono piante medicinali e ha creato così una nuova farmacia per restituire la salute alle persone. Accetta dunque l’incarico dell’arcivescovo e si reca immediatamente a Leeds per un incontro con la spia di re Edoardo, Charles Douglas, che lo mette sulle tracce di un gruppo di soldati mercenari sospetti di ordire un tradimento al Re su incarico della familgia Wentworth. Nel frattempo Ginevra Ruspoli cerca di persuadere la monaca a raccontarle la verità e a confessarle il terribile segreto che condivide con suo fratello. Fondendo con armonia un’elaborata ricostruzione del secolo XIV e una trama avvincente, Il Professo e la monaca, è il settimo dei casi risolti da Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli in un romanzo pieno di colore ed emozione. Indubbiamente il secolo XIV è stato uno dei più nefasti nella storia dell’umanità, marcato da piaghe gravissime che devastarono quasi tutta l’Europa. Fra’ il 1315 e il 1317 si propagò la cosiddetta Piccola Età del Ghiaccio che distrusse i raccolti provocando fame e miseria. Fra’ il 1348 e il 1355 scoppiò un’epidemia bubbonica, la terribile “peste nera”, che uccise un terzo della popolazione europea. Non è tutto: nel 1328 era morto Carlo IV il Bello, ultimo re Capeto di Francia, e la sua successione aveva provocato un conflitto europeo per la sua successione. I francesi coronarono Filippo VI di Valois, cugino primo del defunto re. Eppure, come c’era da spettarsi, gli altri pretendenti al trono non accettarono questa decisione e Edoardo III, re d’Inghilterra e pretendente legittimo al trono di Francia, decide di brandire le armi dando inizio alla Guerra de’ Cent’Anni, la più lunga nella storia dell’umanità. Nel resto d’Europa i conflitti si susseguirono, e in Castilla scoppiò una guerra civile per il trono fra Pedro I di Castilla soprannominato “ El Cruel” e il suo fratellastro Enrique di Trastámara. L’Inghilterra prese posizone per Pedro I con le truppe del Principe Nero e la Francia sostenne il Trastàmara, per cui la guerra ebbe un nuovo fronte in Castilla. Inoltre l’impero Ottomano porterà avanti la sua espansione soprattutto nei Balcani, con un impero Bizantino molto ridotto che resisterà ancora agli attacchi ottomani.

8. La figlia del Professo: Sono 781 pagine in formato A4, 272.176 parole. Sinossi: per un certo tempo Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli non si è sentito capace di raccontare alla sua adorata figlia Ginevra l’ossessione che l’ha accompagnato durante gran parte della sua vita. Adesso, fra le sue carte, lei scopre una storia che ebbe inizio con l’inquietante scomparsa del mentore di Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli e in passato Gran Priore di Roma: Fra’ Franz von Lobstein. Era stato un professore di storia rinomato in diverse università, e l’ultima era stata quella de La Valletta, dove appunto Gian Galeazzo lo aveva conosciuto grazie al suo primo “viaggio nel tempo” . Lobstein lo attrasse alla vita  accademica, e il nostro protagonista pensò che questa fosse una soluzione ideale per educare nel migliore dei modi sua figlia Ginevra a vivere in un mondo moderno. Ricordiamo che Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli ha la capacità di “viaggiare nel tempo” usando una tecnica di meditazione quantica imparata dal Dalai Lama . L’amicizia con Lobstein si rafforzò con il tempo, fino al punto che Gian Galeazzo lo scelse per dirigere il suo cammino di perfezionamento nella preparazione come professore di storia per i novizi dell’Accademia Internazionale e Università de La Valletta a Malta. Tuttavia appunto a La Valletta Franz von Lobstein sparisce. Ed è proprio lì che Gian Galeazzo incontra Ileana, la donna della sua vita, figlia di Lobstein, dalla quale via via si sentirà irresistibilmente attratto. Seguendo le tracce del suo amato maestro, Gian Galeazzo esplora antiche biblioteche di Istambul e Budapest, monasteri in rovina in Romania, villaggi sperduti in Bulgaria ... più si avvicinavano a Lobstein e più incombeva un mistero che aveva già terrorizzato i potenti sultani ottomani e faceva ancora tremare i contadini dell’Europa dell’Est. È un misterio che ha lasciato una traccia di sangue sui manoscritti, i vecchi libri e le canzoni sussurrate all’orecchio. Per Gian Galeazzo e per Ginevra raggiungere la fine della ricerca può significare un destino molto peggiore della morte. Ogni passo avanti s’intuisce che lui li sta aspettando. E nei loro cuori rieccheggia angosciosa una domanda ... cosa succederà allora?

9. Il Professo e il Grial: 895 pagine in formato A4. 275.655 parole . Sinossi: questo romanzo, il nono nella saga del Professo, abbraccia tre anni di storia medievale. Ambientato nel secolo XIII, va da una Sicilia sotto lo scettro di Federico II all’Europa del sacro Romano Impero, dove s’incrociano nella guerra e nella pace la Chiesa, l’Imperatore, i cavalieri Templari, quelli Ospedalieri e la setta degli Assassini. L’assedio di Montségur  è lo scenario delle prime pagine. In questo castello si trovano i figli del Grial, destinati a riconciliare le grandi religioni, come si legge in un piano segreto secondo il quale saranno loro i Re che ristabiliranno la pace sulla Terra. Con le truppe di re Luigi XI e del papa Innocenzo III arriva il cavaliere di Giustizia di San Giovanni di Gerusalemme, Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli, il nostro personaggio principale e cronista delle vicende narrate in questo romanzo storico. Egli è testimone di come il Prieuré, un ordine segreto al servizio del Grial, riscatta i figli del Grial, ed è perfino coinvolto nei fatti e costretto a facilitare la loro fuga. Così ha inizio per Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli una straordinaria, pericolosissima odissea che lo porta prima a Marsiglia, dove i fuggiaschi lo abbandonano per rifugiarsi nel territorio di Federico II. Dopo una serie di peripezie indimenticabili il protagonista Fra’ Gian Galeazzo, fugge dal castello del Papa a Civitavecchia, da dove deve fuggire quando scopre che il suo travestimento da cardinale non è più utile. Ottiene la fiducia di un vecchio superiore ospedaliero che è al servizio di Federico II e vincolato al Prieuré e che lo porta a Otranto, dove ritrova i figli del Grial. Tuttavia Clo e Mara non sono al sicuro dagli sbirri del Papa, e la missione di lasciare una pista falsa ricade su Fra’ Gian Galeazzo, che deve attravesare tutta l’Italia fino al sud della Germania per incontrare il nuovo nunzio del Papa, un cavaliere di San Giovanni che viaggia da Lione verso est per un’intervista con il Gran Kan. Il piano però fallisce. La natura non è propizia, e scatena una tempesta che decima la comitiva. Fra’ Gian Galeazzo torna a Otranto, dove riceve la notizia che il Papa ha sconfitto e deposto Federico II. Il romanzo finisce a Costantinopoli, e non sarà qui che l’autore svelerà “come va a finire”, ma sarà certo un finale emozionante e inatteso. La storia e la trama del romanzo s’intrecciano come raramente si è riuscito a fare nella letteratura, e prendono le dimensioni di uno schermo gigante. Eppure la cosa più sorprendente è che quest’affascinante groviglio di trame, caratteristico dell’epoca e in generale incomprensibile, acquista nelle mani di Carlo Ruspoli una trasparenza inattesa, e il lettore non perde mai il filo del racconto. Con tecniche di narrazione analoghe a quelle cinematografiche – non a caso Carlo Emanuele Ruspoli è cugino dell’attore Bart e del produttore Tao, due Ruspoli nel mondo del cinema – e cercando sempre di mantenere in ordine i pezzi di questo rompicapo macabro e travolgente, l’autore ci offre uno dei romanzi più interessanti e mirabili degli ultimi anni, una lettura compulsiva e straordinariamente amena.

10. Il Professo e i Borgia (in preparazione). Siamo in pieno  Rinascimento. Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli e sua figlia Ginevra decidono di ripartire, questa volta per aiutare a sbrogliare la matassa di alcuni complotti e intrighi contro i Borgia. La famiglia Ruspoli viveva allora in Toscana, Fra’ Siena e Firenze, e non si era ancora trasferita a Roma, per cui non esiste rivalità con le grandi famiglie romane. Considerando che i Borgia e i Ruspoli intrecceranno legami familiari in un’epoca successiva, Gian Galeazzo, con l’aiuto di sua figlia, crea i vincoli opportuni per diventarne un buon alleato. Aprono e dirigono dunque una libreria, diventata subito il centro delle trame romane e il simbolo del clan spagnolo dei Borgia, che governano la città con mano di ferro. Le grandi famiglie romane cospirano per ottenere la caduta del Papa e dei suoi ambiziosissimi figli Giovanni, Cesare e Lucrezia, e considerano la libreria uno degli obiettivi da distruggere. Gian Galeazzo e Ginevra sono pacatamente felici nonostante i tradimenti, complotti, adulterî, guerre e assissinî che li circondano e che tentano di risolvere. Eppure Giovanni Borgia, un giovane che detiene il potere delegato dal padre e che non accetta mai un rifiuto, s’incapriccia di Ginevra. Da questo momento padre e figlia dovranno far fronte al potere di quelli che sono i loro protettori, i Borgia, per salvare la loro dignità. È l’inizio di avventure che porteranno Gian Galeazzo a lottare accanto al Gran Capitán nella conquista di Napoli, diventare un frate per diroccare Savonarola a Firenze, salvare la vita del figlio di Cesare Borgia, lottare contro le navi corsare nel Mediterraneo e a far fronte all’Inquisizione e alla peste a Valencia.

Vorrei inoltre segnalare un altro romanzo  storico, che si svolge dal medioevo alla nostra epoca, il cui personaggio principale, Galeazzo Marescotti, eroe di Bologna, è per le sue straordinarie virtù, uno degli ispiratori del personaggio di Fra’ Gian Galeazzo Ruspoli. In questo romanzo si narra l’origine della famiglia nobile con il capostipite Mario lo Scoto, del clan Douglas. Da Mario lo Scoto nascono i Marescotti.  I Marescotti e i Ruspoli allacciano vincoli di parentela nell’età moderna (1700) e i Ruspoli attuali discendono da quest’unione. È più una storia romanzata che un romanzo storico: la vita di Galeazzo Marescotti è dunque reale e rigorosamente documentata, in particolare nel libro di storia Ritratti, aneddoti e segreti delle casate Borgia, Téllez-Girón, Marescotti e Ruspoli del medesimo autore, editi dalla Real Academia Matritense de Heráldica e Genealogía nel maggio del 2011. Un altro libro di storia portato a compimento, I Bellegarde de Saint-Lary, ha già un’edizione digitale, ma sarà pubblicato in un’edizione cartacea dalla stessa Accademia.



Infine non vorrei tralasciare di segnalare in questa presentazione il mio libro Orientalia , in italiano Oriente, un’analisi antropologica di una trentina di paesi orientali che ho visitato sia per ragioni di lavoro, sia per turismo in tre continenti: Europa, Asia e Africa. Il libro è dedicato a una ventina di amici che mi hanno accompagnato sporadicamente nei miei viaggi. E per terminare, ho scritto anche un libro, ancora inedito, di episodi, storielle e notizie curiose della mia vita professionale il cui titolo è Il Condominio.



11.  Il Gonfaloniere: 535 pagine in formato A5, 88.300 parole. Sinossi: È l’epopea medievale di una potente casata italiana di origine scozzese, i Marescotti, discendenti dal clan Douglas. Il primo di questo lignaggio, Mario Scoto, era fratello del conte Guglielmo Douglas e cugino del re di Scozia. Fu nominato consigliere militare dell’imperatore Carlomagno, salvò la vita al Papa Leone III, fu dichiarato difensore della Fede, nominato cavaliere aurato e senatore di Roma, e ricevette perfino  l’Anello del Pescatore in riconoscenza del suo eroismo. Carlomagno gli concesse il ricco contado di Bagnocavallo come ricompensa alle sue gesta militari. Il racconto delle straordinarie vicissitudini dei Marescotti comprende un periodo di sei secoli, all’inizio con le cronache del contado e più tardi a Bologna, e parla di religione, storia e politica, duelli, battaglie, medicina, sfide e diffide, magia, esoterismo e superstizioni, tradimenti, torture, reliquie, amore ... I Marescotti inoltre furono pionieri in Italia nello stabilire una relazione speciale con gli ebrei con la concessione della loro piena integrazione e partecipazione alla vita pubblica del contado già nel medioevo.

Per avere un’informazione maggiore su tutti i miei libri, romanzi storici, libri di storia, saggi di viaggi, racconti brevi, favole, testi riguardanti temi d’archeologia, architettura, biologia, cultura, economia, esoterismo, genealogia, musicisti, cantanti, scienza, storia, ingegneria, giochi di carte, giurisprudenza e legislazione, marketing, politica, salute, eccetera, io raccomanderei vivamente la lettura dei miei Blogs (con una media di nuovi articoli superiore al numero di giorni dell’anno) e siti Web (che cambiano poco) che hanno superato già i 14.000 lettori e aumentano progressivamente. Un traduttore istantaneo del testo degli articoli nei Blog consente la lettura anche a persone di altre lingue. In ordine d’importanza i principali lettori vengono da: Stati Uniti, Spagna, Messico, Francia, Russia, Inghilterra, Italia, Cina, Belgio, Olanda, Brasile, Canada, Ucraina, Argentina, Germania e Congo. Nel primo Blog, a seguito di molte richieste al riguardo, ho inserito le indicazioni per acquisire i miei libri in versioni cartacee o digitali.

1. https://carloemanueleruspoli.blogspot.com
2. https://elprofesoylamonja.blogspot.com
3. https://hijadelprofeso.blogspot.com
4. https://retratosdeceruspoli.blogspot.com
5. https://fraygiangaleazzo.blogspot.com

I miei dati appaiono anche nelle Web seguenti, di cui la seconda è per presentare i quattro primi romanzi della saga e il libro Oriente:
1. https://sites.google.com/a/carloruspoli.com/www/
2. http://www.carloemanueleruspoli.com




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